Attenzione
Tutte le battaglie (perse) da Gozzi
Il no ostinato all’arrivo di Cevital, e i vani tentativi di condizionare il governo
PIOMBINO. Le aveva tentate tutte, Antonio Gozzi, per ostacolare il progetto Cevital, preoccupato del fatto che gran parte della produzione delle acciaierie del Nord è destinata l mercato algerino. E naturalmente l’ostinazione e le frasi a effetto, a Piombino non hanno potuto che accrescere l’ostilità nei suoi confronti. L’audizione al Senato, in cui a dicembre aveva invitato il governo alla vigilia dell’assegnazione della gara per la Lucchini «a essere rigoroso nella richiesta di garanzie perché la tendenza in situazioni complicate come la nostra è a comprare a prezzi non di saldo ma di rapina» e valutare attentamente «le offerte sul sito di Piombino, come quelle di un imprenditore algerino che ha un piano industriale quantomeno singolare», era stata solo l’ultima di una serie di veementi dichiarazioni in chiave antipiombinese.
Poco prima aveva sostenuto che Cevital «si muove come un elefante in cristalleria» e che «la messa in produzione di due forni elettrici potrebbe determinare una distorsione dell’equilibrio tra domanda e offerta mettendo in pericolo il mantenimento del sistema acciaierie del nord Italia».
Frasi che avevano provocato la reazione di De Vincenti: «nessuno, proprio nessuno – aveva detto il viceministro – può permettersi ingerenze di alcun tipo in questo processo così importante per il futuro degli stabilimenti Lucchini e per i lavoratori e le comunità interessate».
Durissimo nell’occasione anche il presidente della Regione, Enrico Rossi: «Non solo questi miseri capitalisti italiani non sono stati in grado di offrire una proposta decente per Piombino ma addirittura vorrebbero che nessuno lo facesse e che fosse il Governo a impedirglielo».
Infine, una volta capito che non sarebbe riuscito a incidere sul governo, l’ultima idea lanciata a nome di Federacciai: «Facciamo noi il preridotto», impianto per l’alimentazione dei forni elettrici, su ci immaginava la psosibile convergenza degli algerini, promettendo comunque un investimento di 450 milioni capace di dare occupazione a 150 persone. Proposta considerata «irricevibile» da Piero Nardi ma che Gozzi aveva giurato di voler portare avanti. Un’altra boutade, finita nel nulla.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google