Lutto
Faccia a faccia al Mise tra De Vincenti e Rebrab
Domani l’incontro che deve chiarire le reali volontà del gruppo algerino Contratti di solidarietà in scadenza, il viceministro vuole il piano industriale
PIOMBINO. La notizia dell’arresto di Gozzi, in città personaggio conosciuto in particolare per le sue dichiarazioni – da presidente di Federacciai – tese a contrastare la cessione della Lucchini alla Cevital, non ha certo sminuito l’importanza dell’appuntamento di domani al Mise.
Issad Rebrab domani infatti incontrerà (presenti il sindaco Massimo Giuliani e l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini) il viceministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti.
Un incontro convocato dallo stesso viceministro per affrontare col patron di Cevital la nuova situazione che si è venuta a creare, legata alla evidente volontà di far ripartire l’altoforno (non più dunque la valutazione di un’ipotesi, anche se ieri alla ex Lucchini sono arrivate ancora relazioni tecniche) e le ragioni dell’assenza di un piano industriale quando sono trascorsi oltre tre mesi dalla firma del preliminare, e mentre manca ormai solo un mese e mezzo alla scadenza dei contratti di solidarietà.
De Vincenti in particolare vuole capire le ragioni che hanno portato Rebrab a ribaltare un progetto che prevedeva (considerando definitivamente chiusa la vicenda dell’area a caldo, ormai ferma da un anno) lo spostamento dell’acciaieria in Padule, area dove installare due forni elettrici da due milioni di tonnellate di acciaio all’anno, bonificando contestualmente l’area della vecchia acciaieria per realizzarvi in tempi rapidissimi un impianto agroindustriale.
Un progetto che all’epoca si era fatto preferire dal Mise rispetto a quello di Jindal (che prevedeva solo il mantenimento in marcia dei laminatoi) anche in virtù delle prospettive di risanamento ambientale accompagnate a una reale diversificazione economica e, con lo smantellamento dell’area a caldo, anche a un profondo rinnovamento della città dal punto di vista urbanistico.
La rivoluzione che ha in mente Rebrab (revamping e riaccensione dell’altoforno, forse una nuova cokeria in Padule insieme a un forno elettrico da 800mila tonnellate) può stare insieme al progetto dell’agroindustria? E se per un periodo comunque lungo Cevital dovrà importare enormi quantitativi di coke, lo stoccaggio che problemi creerà al porto e ai suoi progetti, che rigurdano il gruppo algerino ma anche altre importanti aziende? E ancora: Cevital è sicura di poter ottenere le (costose) autorizzazioni ambientali? E infine, pur non essendo certo l’ultimo dei problemi, l’altoforno che nessuno ha voluto e che negli ultimi tempi perdeva dieci milioni al mese, può essere davvero la soluzione per garantire una ripresa duratura alla fabbrica?
Queste sono le questioni che prevedibilmente il viceministro De Vincenti porrà a Rebrab. Il quale sembra fermamente convinto dell’indispensabilità di far ripartire l’Afo per due ragioni: l’attuale difficoltà, ai limiti dell’impossibilità, di rifornirsi di semiprodotti per far marciare i laminatoi in attesa dei forni elettrici, e la convinzione di poter far girare al massimo l’altoforno (unico modo per trovare convenienza) anche grazie all’assorbimento di acciaio, garantito dall’Algeria.
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