Il Tirreno

denuncia di legambiente

Chiudono l’accesso al mare con piante grasse e sassi

CAPOLIVERI. Hanno piantato agavi, fichi d’india e altre piante spinose nel punto in cui c’era una volta un sentiero che portava alla spiaggia. L’intento di bloccare l’accesso è evidente. E come se...

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CAPOLIVERI. Hanno piantato agavi, fichi d’india e altre piante spinose nel punto in cui c’era una volta un sentiero che portava alla spiaggia. L’intento di bloccare l’accesso è evidente. E come se non bastasse hanno pure portato un enorme masso per scongiurare chi volesse scendere sul mare. La denuncia arriva da Legambiente Arcipelago Toscano che ha invitato il Comune di Capoliveri e le autorità preposte a liberare lo stradello che portava al mare. «A pochi metri dal cartello che indica la località Innamorata, nel comune di Capoliveri – scrive - esisteva lato mare un sentiero di accesso alla piccola spiaggia sottostante che invece ora è sbarrato ed impenetrabile. Si tratta di un ripido sentiero che veniva utilizzato storicamente da residenti e turisti per raggiungere questa spiaggetta appartata a pochi metri dalla frequentata Innamorata». I volontari di Legambiente Arcipelago Toscano, dopo aver ricevuto da parte di cittadini di Capoliveri ed escursionisti segnalazioni della scomparsa del sentiero, hanno effettuato un sopralluogo e hanno potuto verificare che, attraverso ripetuti interventi, qualcuno ha deciso di far scomparire il percorso e di non renderlo più fruibile. Come se non bastasse il sentiero, dopo l’accesso, nel punto in cui cominciano i piccoli tornanti in discesa, è stato sbarrato con reti e paletti metallici, in modo da non rendere accessibile il percorso da eventuali altri possibili ingressi. «Che l’operazione di sbarramento abbia avuto un certo successo lo testimonia la crescita di alcune piante spontanee nel tratto più pianeggiante del sentiero, che però è ancora in gran parte rilevabile per il pregresso calpestio». Ma gli ambientalisti non si fermano all’accesso vietato. Nell’area interessata, sempre secondo Legambiente, sembra esserci anche un notevole disordine urbanistico, con presenza di manufatti impropri, che renderebbero necessaria un’attenta valutazione della situazione da parte degli Enti interessati. «Ancora una volta viene ignorata e violata la sentenza del 16 febbraio 2001 della terza sezione penale della Corte di Cassazione, che dichiarò che nessuna proprietà privata e per nessun motivo può impedire l'accesso al mare alla collettività per raggiungere una spiaggia. Naturalmente l’accesso alla spiaggia non può essere nemmeno occultato. Chiediamo alle autorità competenti di verificare questa e altre situazioni simili segnalate con “Mare in gabbia” e di adoperarsi per la corretta applicazione della normativa vigente in materia per tutelare il diritto dei cittadini alla libera fruizione». (l.c.)

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