Il Tirreno

«Una riforma sbagliata in decine andremo a casa»

La rabbia di un gruppo di insegnanti di Val di Cornia, Elba, Cecina e Livorno «Anni di lavoro e impegno per niente. Ci scusiamo con i nostri alunni»

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PIOMBINO. Oggi scioperano, e qualcuno di loro sarà anche a Roma alla manifestazione. E lo fanno per difendere un posto di lavoro che l’anno prossimo potrebbero non avere più.

Sono un gruppo di insegnanti abilitati della scuola primaria appartenenti alla seconda fascia di istituto della provincia di Livorno, la maggior parte di Piombino, Elba e della Val di Cornia, ma ci sono anche di Cecina e dintorni, che - scrivono in una lettera aperta - «Probabilmente, dopo anni di onorato servizio, si troveranno disoccupati a partire dal prossimo anno scolastico».

«La riforma della scuola che è stata presentata qualche giorno fa dal Governo - scrivono ancora i firmatari della lettera, con la quale si scusano anche per i disagi causati dal loro sciopero di oggi - ci chiude ogni porta negando ogni diritto alla stabilizzazione senza tenere minimamente in considerazione la sentenza della Corte europea che lo scorso novembre ha condannato l'uso reiterato dei contratti a termine laddove esistano posti vacanti e l'obbligo di assumere chi abbia maturato i 36 mesi di servizio».

«Aver già accumulato i trentasei mesi diventerà una colpa perché chi avra' intenzione di assumerci sarà costretto a versarci un indennizzo per la mancata stabilizzazione e non crediamo che le scuole abbiano voglia e risorse da spendere più del dovuto. Per capirci meglio: tra una neo-laureata che non ha mai lavorato e una precaria storica da indennizzare con risorse aggiuntive chi sceglierà il dirigente della scuola? Si ripristina infatti la chiamata diretta dei dirigenti (e non più l'assunzione da una graduatoria elaborata tenendo conto di titoli e servizio) e ciò porterà certamente a meccanismi clientelari come già successo in un passato ormai lontano».

Per questo oggi gli insegnanti hanno deciso di scioperare: «Lo facciamo per dare un segnale forte e far capire a tutti quanto amiamo il nostro lavoro e che siamo pronti a combattere per poterlo fare ancora. Ci scusiamo per il disagio che arrechiamo a colleghe e famiglie ma lo sciopero è una delle poche armi che abbiamo per farci sentire e per ottenere ciò che crediamo ci spetti». E poi il lungo elenco delle firme. Sono nomi, ma anche persone che l’anno prossimo potrebbero essere senza lavoro. Eccoli: Anna Agujari, Rosa Alfano, Chiara Archibusacci, Maria Avella, Annalisa Bacci, Barbara Baldacci, Luisa Bonamici, Franca Braschi, Serena Brugali, Natavita Brugiaferri, Rita Cappelli, Barbara Corsi, Maria Dore, Daniele Messina, Maurizio Mezzatesta, Benedetta Palummo, Principia Romano, Arianna Scali, Silvia Serini, Elisabetta Terranova, Sara Tognoni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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