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Causa di usucapione Più di 15mila euro per pagare le spese
Il Comune condannato in giudizio per la palestra di Coltie I diritti di Ghisolfi e l’uso dell’immobile per attività sportive
PIOMBINO. Sono state appena pagate le spese relative alla causa di usucapione intentata contro il Comune per la palestra di Coltie.
La storia è nota ed è balzata alle cronache anni fa, quando Damiano Ghisolfi portò in giudizio l’amministrazione per ottenere la proprietà dell’immobile, in via Cerrini, che il Comune acquisì negli anni Settanta come pertinenza dell’allora istituto professionale, e che venne poi ceduta all’associazione sportiva di arti marziali di cui Ghisolfi era presidente.
Nel 2012, con sentenza numero 189, il tribunale di Livorno pronunciò la soccombenza del Comune, e più tardi, all’inizio del 2013, il consiglio comunale deliberò il riconoscimento di un debito fuori bilancio relativo alle spese legali della sentenza, oltre 15mila euro.
«E’ una storia che i cittadini devono conoscere – aveva affermato al tempo il sindaco Rossana Soffritti – perché riguarda direttamente ognuno di loro, parte della comunità a cui è stato sottratto ingiustamente un bene».
Nel 1972 la famiglia Camerini donò al Comune il bene «che successivamente, come puro gesto di solidarietà, fu dato in uso gratuito ed esclusivo all’associazione per l’attività sportiva – ricorda il sindaco – di cui avrebbero beneficiato ragazzi e ragazze, che hanno infatti potuto imparare le arti marziali. Una volta trascorso il numero di anni necessario, Ghisolfi ha ritenuto opportuno agire, a titolo personale, per veder riconosciuto il bene come proprio attraverso l’usucapione».
L’usucapione è un modo di acquisto della proprietà a titolo originario basato sul perdurare per un determinato periodo di tempo del possesso su una cosa.
Dopo alcuni anni di causa il giudice di primo grado ha accolto le istanze di Ghisolfi, non essendoci atti, ha sottolineato Soffritti, in cui risulti l’assegnazione della palestra all’associazione e nemmeno più in vita persone e testimoni che avrebbero potuto raccontare con precisione i fatti.
«Anche se – puntualizza il sindaco – tutti sanno e sapevano perfettamente che quella palestra era del Comune. Non si toglie un bene alla collettività che con fiducia te lo ha affidato perché vi si svolgesse un’attività socialmente rilevante. Non solo. I cittadini hanno dovuto anche sopportare il costo di oltre 15mila euro per le spese legali». Visto l’esito della causa, il Comune non ha poi impugnato la sentenza per ricorrere al secondo grado di giudizio, in modo da non gravare ulteriormente sulle casse comunali.
«Purtroppo alla nostra richiesta di un parere legale sull’opportunità di ricorrere in appello – ha spiegato il sindaco – l’avvocato difensore ha comunicato con una nota: “ritengo che l’appello abbia scarse possibilità di essere accolto”, pertanto per non aggravare le già consistenti spese quantificate in sentenza dal giudice, abbiamo deciso di non intraprendere il ricorso».
Visto l’atto di precetto del tribunale di Livorno datato 19 gennaio 2015, con il quale l’avvocato di Ghisolfi intima il Comune al pagamento di spese e onorari, con determina dirigenziale dello scorso 9 febbraio è stata impegnata e liquidata la relativa somma di 15.596,48 euro.
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