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Cevital ha bisogno di energia "Non chiudiamo la centrale"
Piombino, Camillo Vellucci, della Rsu Uiltec, disegna un progetto alternativo alla struttura turistica: «Loro fanno i forni elettrici e chiedono sconti. Qui potremmo riconvertirci alle fonti rinnovabili»
PIOMBINO. Invece di trasformare Tor del Sale in una struttura commerciale turistica, meglio sarebbe stato riconvertirla alle fonti rinnovabili. Anche nel contesto del nuovo piano industriale di Cevital. Camillo Vellucci della Rsu Uiltec delle centrali Enel di Piombino e Livorno interviene nel dibattito su Tor del Sale dopo che nei giorni scorsi aveva parlato Sauro Vermigli, della Cgil.
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«Sono due – scrive – gli aspetti da tenere in considerazione. Intanto chiarisco che anche le Rsu Uiltec e Flaei, insieme alle segreterie regionali tutte, hanno partecipato alla trattativa. Negli ultimi cinque anni, attraverso pensionamenti e trasferimenti consenzienti, siamo riusciti a snellire la struttura di Piombino di circa il 60% degli addetti e quella di Livorno di circa 70%. Non sono comunque da sottovalutare le difficoltà ancora presenti, anche perché, coloro che ancora manifestano resistenze a eventuali spostamenti, lo fanno giacché dichiarano di avere difficoltà sia familiari sia personali. Sono, come immaginerete, lavoratori ultra cinquantenni che spesso assolvono anche a compiti di assistenza verso i loro familiari, sostenendo in modo cospicuo il precario equilibrio sociale».
Negli ultimi cinque anni la centrale di Torre del Sale, è stata determinante per evitare possibili spiacevoli conseguenze legate ai black out. «Sino al 2014, se pur senza prospettive di produzione determinate dalle richieste di mercato, abbiamo assolto alla funzione di centrale d’emergenza». Poi Vellucci parla anche degli ultimi sviluppi delle acciaierie di Piombino. «Nel nostro Paese molte aziende hanno cessato o ridotto le loro attività spostandole all’estero. Tra le motivazioni accreditate spicca l’eccessivo costo dell’energia elettrica, dovuto essenzialmente al costo dei combustibili fossili importati. Associando questo evidente handicap al progetto presentato da Cevital, viene da chiedersi quanto possa essere realistico produrre acciaio con l’utilizzo di forni elettrici. Il nostro Paese acquista quantitativi importanti di energia dai Paesi confinanti, quindi, oltre alla dipendenza dall’estero per le materie prime, siamo vincolati alle disponibilità e i costi del mercato di quei Paesi (Francia e Svizzera). Pagando loro i megawatt investiamo sull’occupazione e il progresso tecnologico dei nostri confinanti. Eppure è stato avviato un percorso per chiedere, attraverso il Ministero, uno sconto sul costo dei megawatt necessari a Cevital per la produzione di acciaio. Ancora una volta si è optato per soluzioni tampone che non sono destinate a durare nel tempo e di cui i costi graveranno sulla collettività. Cevital e tutte le aziende che intendono investire, necessitano di scelte strutturali destinate a durare e migliorare nel tempo».
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«Intanto, si chiudono e dismettono una ventina di centrali: Piombino e Livorno ne sono un esempio e sembra che, al momento, non si adotteranno quei provvedimenti cui auspicavo. I siti saranno riqualificati e per quanto riguarda Torre del Sale, è possibile che lasci spazio a una struttura commerciale turistica. Avrei preferito ragionare su di un progetto che continuasse ad avere, come obiettivo primario, la generazione di energia elettrica attraverso sistemi innovativi e fonti rinnovabili. L’impiego di più fonti di generazione, con il riutilizzo delle strutture esistenti recuperabili allo scopo, si sarebbe potuto ben integrare in un contesto ambientale sostenibile.
Forse si sarebbe anche potuto realizzare quel contributo strutturale accennato per il progetto Cevital, rilanciando un’idea d’industria all’avanguardia. Nel sito si sarebbero potute integrare forme di turismo non solo legate al mare e al paesaggio, ma anche allo studio e la sperimentazione. A Pisa vi è la sede centrale di tutte le attività di ricerca del Gruppo Enel, mentre a Livorno si fanno sperimentazioni che interessano le tecnologie rinnovabili. La riqualificazione energetica ambientale è la tecnologia innovativa a cui Enel lavora ed è a poco più di 100 km da casa nostra. Qualcosa del genere si poteva fare anche qui».
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