Il dolore
Condannato ristoratore violento
Otto mesi di reclusione per aver offeso e mandato all’ospedale un suo ex dipendente senegalese
SAN VINCENZO. Quel soprannome “Nerone” con cui lo chiamava il datore di lavoro non gli era mai piaciuto, al punto da licenziarsi dal suo ristorante. Al suo ex datore invece non doveva piacere l’inno della Fiorentina, perché quando “Nerone” prese a fischiettarlo davanti a quel ristorante lui perse la testa. Volarono parole grosse, e non solo parole. Tanto che il senegalese Mame Birame Ndoye (33 anni) finì all’ospedale.
Entrambi si querelarono e finirono a processo. Alla fine l’ex datore, Maurizio Manieri (46 anni) è stato condannato a otto mesi per ingiurie, lesioni e porto illegale di un coltello. E un paio di testimoni, fra cui la moglie di Manieri, rischiano un’incriminazione per falsa testimonianza. Ndoye invece è stato assolto sia dall’accusa di ingiurie che da quella di minacce.
L’episodio risale alla sera del 28 luglio 2009 e avvenne davanti al ristorante La Bitta di San Vincenzo, all’epoca gestito da Manieri. Qui lavorava anche la moglie di Ndoye, Edita Kobus, e qui aveva lavorato lo stesso Ndoye come aiuto cuoco, ma solo per pochi giorni. Ai carabinieri, Ndoye disse di essersi licenziato qualche giorno prima perché stanco di essere comandato e chiamato “Nerone” davanti a tanta gente.
Così quella sera, mentre la moglie era al lavoro, Ndoye era fuori as aspettarla. Il senegalese fischiettava l’inno della Fiorentina. Forse Manieri lo prese come un gesto di sfida, uno sfottò, fatto sta che l’uomo uscì dal locale ed ebbe uno scontro verbale con l’ex dipendente.
Le versioni rese da entrambi ai carabinieri furono contrastanti. Manieri disse di essere stato offeso e minacciato da Ndoye per avergli negato un prestito di soldi. Aggiunse anche che il senegalese, per irriderlo, gli aveva mostrato i genitali.
Ndoye a sua volta raccontò che Mariani gli aveva ordinato di non fischiare più e di andarsene. Al suo rifiuto, sempre secondo Ndoye, Manieri lo aveva chiamato «negro di merda», era rientrato e uscito di nuovo dal ristorante con un coltello da cucina, lo aveva inseguito e gli aveva dato una spinta facendogli sbattere la faccia su una colonna. Fatto sta il senegalese fu ricoverato per una settimana all’ospedale di Cecina.
Alla fine del processo, con Ndoye difeso dall’avvocato Fabrizio Callaioli e Manieri difeso dall’avvocato Davide Lera, il pm Carla Guerrieri ha chiesto 4 mesi di reclusione per Ndoye (per minacce) e 6 mesi per Manieri (solo per il porto del coltello). Il giudice è stato di diverso avviso: il senegalese è stato assolto perché il fatto non sussiste, mentre Manieri è stato condannato per tutti e tre i capi di imputazione, con la concessione della sospensione condizionale della pena e il rinvio dell’imputato davanti al giudice civile per la liquidazione del risarcimento.
Infine, per due testimonianze (quelle di Cabrera Pacheco e di Gianfranca Scutari) il giudice ha disposto la trasmissione degli atti in Procura. In particolare per la Scutari, moglie di Manieri, la trasmissione è stata motivata perché, come riferito dall’avvocato Callaioli, durante un’udienza del novembre 2012 celebratasi a Piombino la donna avrebbe passato a un testimone un foglio contenente indicazioni.
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