Gioco
«La Regione paghi o non ci muoviamo»
Via all’occupazione a oltranza della parte di strada disastrata dalle sinkhole: «Serve un impegno concreto, non molliamo»
RIO NELL’ELBA. «Scioglieremo il presidio di protesta solo quando avremo un atto concreto ed esigibile da parte della Regione. Devono darci i soldi per portare avanti le indagini sull’area del Piano di Rio. Altrimenti non ci muoviamo da qui».
Il sindaco di Rio nell’Elba Claudio De Santi ha mantenuto l’impegno. Aveva annunciato di voler prendere parte all’iniziativa di protesta promossa dal “comitato per il Piano” e in effetti ieri mattina il primo cittadino riese si è messo alla testa del gruppo dei cittadini (non troppo numeroso, in tutto un cinquantina di persone) che hanno iniziato l’occupazione simbolica dell’area a rischio voragini. I manifestanti hanno messo su un gazebo e ieri notte, compreso il sindaco, hanno dormito all’aperto. «Questa non è una protesta contro nessuno, ha ribadito più volte il sindaco De Santi, anche se è chiaro come il messaggio abbia come destinatario principale la Regione Toscana che, solo pochi giorni fa, ha pur confermato la volontà di spendere 180mila euro per gli studi idrogeologici nell’area a rischio sinkhole ma, per problemi di bilancio, non si è detta in grado di versare i soldi in tempi immediati (tuttavia l’impegno della Regione è stato assicurato dal responsabile della Protezione civile Melara e direttamente da Rossi, con una bozza lettera inviata ieri al sindaco Galli). Ma de Santi chiede un atto concreto alla Regione.
«Abbiamo aspettato già troppo – ha detto De Santi – gli studi sono la base per cercare qualsiasi tipo di soluzione al problema, per decidere cosa fare sulla viabilità e per le case dei nostri cittadini. Non ci possiamo permettere di perdere un altro anno per problemi burocractici. Di parole ce ne sono state dette tante, voglio un impegno concreto per andarmene di qua».
La gente è arrivata intorno alle 12, alla spicciolata. Ma la partecipazione, nonostante i gravi problemi del versante riese, è stata scarsa. «Non sono deluso – ha ribadito De Santi – si tratta di un presidio simbolico, l’importante è che riusciamo a restare nell’area occupata in modo permanente e a rotazione». Assieme al sindaco i colleghi di Capoliveri Ruggero Barbetti e di Porto Azzurro Luca Simoni. In rappresentanza dell’opposizione consiliare a Rio nell’Elba Pino Coluccia e di Rio Marina, Fabrizio Baleni e Fortunato Fortunati. Assente Renzo Galli (che ha definito la protesta «controproducente e inutile»), rappresentato dal vice sindaco Giovanni Muti.
Il vice sindaco, nel corso del presidio, ha annunciato l’arrivo - in tempi rapidi - di una lettera rivolta ai sindaci e di una bozza di impegno per gli studi del Piano da parte del presidente della Regione Enrico Rossi. Muti ha inoltre spiegato come, oggi, scatteranno i lavori per la sistemazione della bretella. In attesa di tutto ciò la protesta, ha fatto sapere De santi, va avanti.
«Credo che quest’iniziativa sia affrettata – ha spiegato Giovanni Muti – per questo abbiamo convocato un consiglio comunale congiunto con Rio nell’Elba. Prima discutiamo, confrontiamoci su quanto ci ha detto la Regione e poi decidiamo cosa fare. Èun errore fare tutto questo per una questione di principio, aspettando un timbro su una carta bollata. Andiamo avanti con le procedure per affidare l’incarico per gli studi. E se la Regione, poi, non manterrà l’impegno preso, allora sì che protesteremo, magari facendo i picchetti anche a Firenze». La linea di Rio Marina, insomma, si è confermata diversa rispetto a quella di De Santi che non intende sciogliere il presidio fino a quando non avrà un impegno concreto da parte della Regione. Linea condivisa dal collega di Capoliveri Barbetti. De Santi ha precisato come l’anticipo dei soldi da parte della Gestione associata possa avvenire solo dopo un impegno concreto della Regione. In ballo ci sono gli studi idrogeologici sui 13 ettari considerati a rischio voragini, dove sono presenti insediamenti industriali, un centrale elettrica, i pozzi dell’Asa e diverse abitazioni. Gli studi serviranno per capire, una volta per tutte, le cause del fenomeno e, quindi, iniziare la ricerca delle soluzioni.
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