Il dolore
Femore e fratture più cura alle ossa
PIOMBINO. È soltanto dopo la frattura del femore che, solitamente, si comincia a parlare di osteoporosi. È la perdita progressiva di massa ossea che rende più fragile lo scheletro. Si tratta...
PIOMBINO. È soltanto dopo la frattura del femore che, solitamente, si comincia a parlare di osteoporosi. È la perdita progressiva di massa ossea che rende più fragile lo scheletro. Si tratta prevalentemente d’anziani (la fase critica per le donne comincia dopo la menopausa). Ma il dato più preoccupante è che solo ad uno su sei viene poi mediamente somministrata la cura adatta per combatterla. Eppure le leggi che indicano i casi a rischio esistono. La critica emerge da una campagna di sensibilizzazione, promossa dalla società italiana dell’osteoporosi (SIOMMMS) e dalla federazione italiana osteoporosi e malattie dello scheletro (FEDIOS), in collaborazione di MSD Italia. È anche una questione di cultura della salute, si è aggiunto all’incontro svoltosi a Roma, perché la malattia non fa paura in quanto non la si conosce, considerandola invece un acciacco dell’età. Secondo Davide Gatti, dell’Università di Verona, se non trattiamo un paziente con una frattura da fragilità ossea, è come se non trattassimo un paziente che abbia avuto un infarto. Potrà andare incontro ad un nuovo episodio. Non basta bere un bicchiere di latte od assumere un po’ di vitamina D. Il patrimonio osseo dello scheletro si costruisce in gioventù con un’alimentazione sana, corretta ed una costante attività fisica. Già intorno ai 30 anni, inizia infatti la perdita di sostanza ossea. Positivo ruolo svolgono, insieme, l’aledronato e la vitamina D. In un’unica assunzione settimanale consentono una gestione della malattia più semplice ed efficace. “Vorrei che i medici fossero più sensibili al problema – conclude Gatti – rendendo le donne più consapevoli e che le Istituzioni prendessero in considerazione il trattamento non solo come prevenzione secondaria”.
Gian Ugo Berti
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