Il Tirreno

«Cevital tiri fuori il piano industriale»

Al centro di molti interventi la mancata chiarezza sui progetti algerini. Ma anche la richiesta di lavoro e aria pulita

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PIOMBINO. E’ un grande risultato di partecipazione quello ottenuto dalle quattro associazioni che hanno organizzato l’incontro del Perticale. Associazioni che, ha tenuto a chiarire in apertura Paolo Gianardi per evitare qualsiasi retropensiero, «mai costituiranno un cartello elettorale».

Con la situazione d’incertezza riguardo ai progetti Cevital, è stato difficile allargare il dibattito a temi diversi da quello occupazionale, ma anche gli altri elementi (l’ambiente, la sicurezza) in alcuni interventi hanno comunque trovato spazio. E gli organizzatori hanno incassato pure l’impegno del sindaco di Piombino Massimo Giuliani (e di quello di Suvereto, Giuliano Parodi), a organizzare consigli comunali aperti prima di qualsiasi decisione sulla vicenda acciaierie.

Il dibattito comunque è stato intenso, e molto vivace. Adriano Bruschi, di Legambiente, nell’introduzione ha rimarcato «l’esigenza di una politica industriale nazionale sull’acciaio, una strategia comune in un Paese che conta 100 produttori. Il governo deve intervenire. E’ indispensabile poi conoscere il piano industriale di Cevital, per capire se fa davvero sul serio».

Decisamente polemico l’intervento del capogruppo di Rifondazione, Fabrizio Callaioli, che sulla vicenda Cevital ha parlato di «poche idee e molto confuse. L’avevo detto molto tempo fa che serviva l’intervento dello Stato, e proprio oggi il govermo annuncia che assumerà il controllo dell’Ilva di Taranto. Io ora pretendo di sapere dalle istituzioni cosa c’è scritto nel preliminare firmato a Palazzo Chigi».

Daniele Pasquinelli (Cinque stelle), ha portato la sua esperienza di lavoratore della cokeria: «Si pensa di spendere 200 milioni per altoforno e cokeria, magari per una durata di 5 anni. A me l’ipotesi spaventa. Poi sento parlare solo di altoforno e non si pensa all’acciaieria che forse è l’impianto messo peggio. Ai sindacati dico che Cevital è stato attirato dal porto, e questo non è un male ma un’opportunità per una trattativa non da subordinati».

Giancarlo Chiarei, dello Slai Cobas, pensa «che qui è in gioco il futuro, per i lavoratori dell’indotto servono soluzioni. C’è gente che non ha soldi nemmeno per iscrivere i figli a scuola...».

Il rappresentante della Cna, Diego Nocenti,ha letto un comunicato condiviso con Confesercenti e Confcommercio: «Speriamo nella bontà del piano Cevital e nell’Accordo di programma, qui a soffrire non c’è solo il mondo che vive di acciaio ma anche quello delle imprese turistiche, dei servizi e del commercio, che sono letteralmenteallo stremo».

Per “Un’altra Piombino” Ilio Benifei ha chiesto «uno stop alla politica degli annunci. Perché deve essere segreto il piano Cevital? Qui serve trasparenza, la politica dica quello che vuole fare. E al governo che fa tanti decreti, dico: ma perché invece di tante chiacchiere non ne fa uno sull’energia che pareggi i costi per tutti i produttori»?

Il sindaco di Suvereto Giuliano Parodi ha polemizzato sull’assenza degli altri sindaci della Val di Cornia, «perché il problema della ex Lucchini è di tutto il comprensorio, e non solo di Piombino. Io temo che Cevital non abbia un piano preciso, da parte mia però voglio sapere in particolare cosa significhi agroindustriale. Cevital vuole solo esportare? Che riflessi avrà l’agroindustriale sulla nostra economia agricola?».

Paolo Francini, operaio più volte protagonista di scioperi della fame ai tempi della chiusura dell’altoforno, ha posto vari interrogativi: «Esiste un piano industrale? Porto e logistica sono i veri interessi di Cevital, e l’acciaio solo un cavallo di Troia? Siamo d’accordo, seguendo la lettera della Cevital, a firmare un accordo che ha un orizzonte di due anni, con un taglio di salario del 30 per cento? E ad accettare liste di proscrizione? Servono garanzie per tutti, evitando guerre tra poveri, e un accordo che non ci faccia rientrare in fabbrica da schiavi».

Poi Riccardo Gelichi (Ascolta Piombino) ha invitato «a mantenere i nervi saldi nella trattativa. Facciamo i conti con quello che abbiamo, e lavoriamo per mantenere le condizioni che rendano appetibili gli investimenti».

Infine Giorgio Pasquinucci, della segreteria Pd, ha espresso una visione decisamente scettica sull’ipotesi Afo: «Una relazione del commissario Piero Nardi parlava di 500 milioni per rifare l’area caldo – ha detto – più di quello che servirebbe a fare un impianto di preridotto in Algeria. La sicurezza che tutti vogliamo può venire solo da una fabbrica in grado di fare utili e ricordo che negli ultimi tempi l’altoforno perdeva 10 milioni al mese. E’ fondamentale puntare alla masima occupazione, ma credo che il sindacato debba sapere anche guardare lontano, per il futuro di una città dove occorre eliminare la contrapposizione tra il lavoro e la tutela ambientale».

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di Redazione web