Il Tirreno

"Tra centro sportivo e stadio il Parma ci deve 100mila euro"

Alessandro De Gregorio
Le nuove panchine dello stadio Tardini di Parma e,  nel riquadro, Paolo Chiavacci
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Le nuove panchine dello stadio Tardini di Parma e, nel riquadro, Paolo Chiavacci

Sono di un imprenditore piombinese i beni andati all’asta.
Denunciati alla finanza l’ex presidente e altri due dirigenti della società emiliana

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PIOMBINO. Quelle panchine, quegli armadietti, quelle poltroncine, insomma tutti quegli arredi con il simbolo del Parma messi all’asta (e rimasti invenduti) sono di una società della Val di Cornia: la Starlet Italia, con sede a Venturina. E il proprietario del marchio Starlet è Paolo Chiavacci, 54 anni, notissimo imprenditore piombinese, responsabile commerciale di Medical sport.

Il debito del Parma calcio con la Starlet è di circa centomila euro. Soldi che difficilmente verranno recuperati dall’imprenditore. Non tutti, almeno. La Lega calcio ha appena approvato il piano per consentire al Parma di portare a termine il campionato di serie A grazie a un fondo di 5 milioni. Ma il piano dovrà essere approvato dopo il 19, cioè quando entreranno in vigore le procedure fallimentari, anche dal curatore e dagli stessi giocatori. E nel frattempo la Procura di Parma ha indagato per bancarotta fraudolenta in concorso sia l’ex presidente Tommaso Ghirardi che l’ex (si è dimesso venerdì 2) direttore generale Pietro Leonardi.
Gli stessi Ghirardi e Leonardi, più Massimo Carpino (direttore generale di Parma brand) sono stati denunciati la settimana scorsa anche da Chiavacci. Venerdì 27 febbraio l’imprenditore si è recato nella sede della guardia di finanza di Piombino a firmare la denuncia. «Ho solo esposto i fatti - dice Chiavacci - ora sta agli investigatori decidere se ci siano gli estremi della truffa e di altri reati».

La Starlet Italia, come riporta la società anche sul proprio sito, ha molti partner compresi Genoa, Livorno, Empoli, Carpi, Cittadella, Cesena. «Con il Parma non lavoravamo più da un paio di anni - spiega ancora Chiavacci - poi la società emiliana ci ha contattati attraverso il dg Carpino. Volevano ristrutturare sia lo stadio Tardini che il centro sportivo di Collecchio. Era il periodo in cui si parlava ancora della partecipazione dei gialloblù all’Europa League ma la società era già in dissesto finanziario. Sapevano benissimo che non avrebbero potuto pagare, eppure ci affidarono quei lavori che noi eseguimmo a ottobre. Erano convinti di poterci pagare a novembre, con i soldi dello sponsor Motta. A noi stessi proposero un contratto di sponsorizzazione, non avremmo incassato centomila euro ma qualcosa meno. Invece alla fine abbiamo ristrutturato lo stadio e il centro sportivo, il contratto di sponsorizzazione non lo abbiamo mai visto. E soprattutto non siamo mai stati pagati».
«Se ho telefonato? Ci sono andato almeno una volta alla settimana a Parma - prosegue Chiavacci - Ma lì ormai non ci trovi più nessuno, solo un ragioniere. Anche lui non riceve lo stipendio da sette mesi. Non c’è un soldo in cassa. Così mi sono consultato con un avvocato e sono andato dai finanzieri».

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