Sicurezza
Rebrab tentato dal rilancio dell’Afo
Il patron di Cevital dirà l’ultima parola la prossima settimana. Tante incertezze su tempi, costi e autorizzazioni ambientali
PIOMBINO. Pochi giorni e si chiarirà il futuro della ex Lucchini. Issad Rebrab si è infatti preso ancora qualche giorno per assumere una decisione definitiva, ma fonti qualificate rivelano coma il presidente del gruppo algerino stia considerando la possibilità di un ribaltamento del piano industriale che, sia pure nei suoi termini generali, aveva annunciato più volte, ribadendolo non più tardi di un paio di settimane fa.
Rebrab infatti – nonostante le valutazioni economiche avessero portato il suo entourage nei giorni scorsi a considerare troppo costosa e ricca d’insidie l’operazione, così da giudicare necessario il suo accantonamento – sarebbe molto tentato dall’ipotesi di rimettere in marcia l’altoforno. Ipotesi che di fatto porterebbe ad abbandonare il piano che prevedeva i due forni elettrici in Padule con la bonifica della vecchia area acciaieria.
Le indiscrezioni parlano anche di una possibile ripartenza della cokeria, o meglio dell’idea di costruire un nuovo impianto, così da far intendere che per l’Afo certo non si tratterebbe più nemmeno di un progetto temporaneo per produrre ghisa in modo da sganciarsi dall’acquisto di materiale per i laminatoi nel tempo necessario a realizzare i forni elettrici, ma piuttosto di un piano completamente diverso, con l’altoforno ad agire in coppia con un solo forno elettrico.
E’ naturale che un’impostazione del genere presupporrebbe non tanto l’ok dei sindacati, già scontato per i suoi riflessi occupazionali, quanto il parere favorevole del ministero dello Sviluppo economico, visto che l’aggiudicazione in favore di Cevital della gara con Jindal, avvenne sui presupposti di un piano industriale che prevedeva bonifiche e forni elettrici fuori dalla città.
Nessuno ancora si esprime ufficialmente su quella che resta appunto un’ipotesi in attesa della decisione finale attesa per l’inizio della settimana prossima, ma certo che in caso di un totale cambio di rotta sarebbero molte le domande a cui dare una risposta. Tra queste ovviamente la compatibilità tra il progetto dell’Afo (e della cokeria) con l’impianto agroindustriale nella stessa area,la possibile ripresa della centrale Edison, indispensabile per smaltire il gas d’altoforno, sui cui pure erano emersi risultati negativi dalle verifiche, oltre alla sostenibilità dei costi e ai lunghi tempi per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale. Tutto ciò senza considerare il radicale cambio di prospettiva rispetto ai progetti di diversificazione, possibili con lo spostamento dell’acciaieria fuori città.
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