Gioco
Continua la campagna contro le violenze sui gatti all’Elba
PORTOFERRAIO. Sonia Giannelli Baikler, svizzera di nascita ma da anni residente a Marciana Marina («dove mi sono trasferita per una scelta di vita»), ha deciso di tornare alla carica nella sua...
PORTOFERRAIO. Sonia Giannelli Baikler, svizzera di nascita ma da anni residente a Marciana Marina («dove mi sono trasferita per una scelta di vita»), ha deciso di tornare alla carica nella sua solitaria campagna pubblicitaria contro l'Isola che odia i gatti. Anche sul Tirreno in edicola il 5 marzo ha comprato un’intera pagina (nell’immagine la pubblicità) per esprimere il proprio sdegno verso i nuovi casi di crudeltà compiuti suglia animali. Lo aveva già fatto in precedenza, in occasione del ferimento di due gatti: uno trafitto dagli aghi “sparati” con una cerbottana e un altro trafitto da una freccia di balestra.
Sonia Giannelli Baikler cura alcune colonie feline di Portoferraio e Marciana Marina impegnandosi in prima persona nella gestione della comunità.
Il messaggio che viene trasmesso questa volta è meno cruento di quello che mostrava i gati feriti nella pagina precedente. Per l’occasione è stata scelta l’imagine di un bel gatto dal pelo fulvo con questa appassionata didascalia: «Leoncio, che attraversato il ponte dell'arcobaleno gioca felice su prati verdi lontano da ignoranti. Cattivi e codardi...buttano il sasso e nascondono la mano». Segue la firma: Sonja e la frase-epigrafe contenuta anche nella precedente inserzione pubblicitaria: «I sogni muoiono... all'Elba». Si riferisce alla delusione che la signora Sonja ha provato verso l'Isola d'Elba, una terra di cui dice di essersi innamorata e dove ha scelto di vivere il proprio sogno felice, ma - conclude - «i sogni muoiono all'Elba».
Intervistata dal Tirreno la signora aveva spiegato di non essere in conflitto con tutti gli isolani. Ecco le sue parole: «Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, all’Elba ci sono delle brave persone che vogliono bene agli animali – racconta - ma purtroppo c’è un problema generazionale con cui facciamo i conti».
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