Il Tirreno

Le condizioni di Cevital allarmano il web

Alessandro De Gregorio
Farid Tidjani, Issad Rebrab e il sindaco Massimo Giuliani (foto Pabar)
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Farid Tidjani, Issad Rebrab e il sindaco Massimo Giuliani (foto Pabar)

Chiamata individuale, mobilità, garanzie di due anni. Spunta una lettera ai sindacati, che tranquillizzano: è roba vecchia

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PIOMBINO. Assunzioni a chiamata individuale, azzeramento degli accordi integrativi, mobilità interna, nuovi contratti della durata di due anni. Sono passaggi contenuti in una lettera intestata Lucchini, Lucchini servizi, Cevital spa e inviata ai sindacati. Una lettera che ha preso a girare sul web facendo preoccupare in molti.
I sindacati mettono le mani avanti: è roba vecchia, superata, prevista dalla procedura di amministrazione straordinaria. In effetti lo avevamo scritto che Cevital aveva chiesto ai sindacati di ripartire dal contratto collettivo nazionale, rimettendo in discussione gli accordi di secondo livello. Ma questa comunicazione dice qualcosa di più.
«Era tutto previsto proprio a garanzia della procedura - ripete Vincenzo Renda, Uilm - non c’è nulla di nuovo. All’acquirente veniva chiesto di aderire all’Accordo di programma, di presentare un piano industriale e di trovare un accordo coi sindacati». Mancano ancora due punti su tre. Il piano è stato solo annunciato, l’accordo è tutto da trovare.
Nel frattempo c’è chi si preoccupa. Come Rifondazione, che ha pubblicato su Facebook la pagina in questione e che si concentra sulla prima riga: «“L’operazione, ove perfezionata, interesserà i dipendenti individuati nominativamente” cioè riassunzione su chiamata individuale e chi vuole essere riassunto deve sottoscrivere il verbale di accordo, praticamente la rinuncia ai diritti acquisiti e a future rivendicazioni, con il solo mantenimento del salario previsto dal contratto nazionale, la paga base, senza gli accordi di secondo livello».
Il M5s sottolinea il clima di indecisione, con l’ipotesi di riaccensione di Afo e cokeria, e scrive: «Al netto della pesante riduzione di salario derivante dalla perdita della contrattazione di 2° livello e degli scatti di anzianità, restano da decifrare le conseguenze di alcuni punti che rischiano di passare in secondo ordine. Citiamo testualmente: “I dipendenti dovranno dichiarare (...) la loro disponibilità a essere ricollocati presso altre società facenti capo al gruppo Cevital, anche operanti in altre attività produttive, commerciali e logistiche”. Occorre premettere che questo non riguarda gli esuberi, come sarebbe logico attendersi, ma i 1.863 dipendenti che Cevital intende mantenere in forza, quindi lo scenario che si profila potrebbe essere disastroso. Qualora Cevital non fosse in grado entro due anni (tempo per il quale l’azienda è obbligata a mantenere in forza i dipendenti ai sensi dell’art. 2112 del codice civile, anche attraverso la cassa integrazione guadagni) di realizzare gli investimenti necessari al mantenimento dei citati livelli occupazionali, sarebbe libera di avviare un piano di mobilità interna anche verso impianti siti all’estero. Mobilità che per la maggior parte dei dipendenti avrebbe conseguenze disastrose e in casi estremi porterebbe a un licenziamento volontario. Inutile dire che occorre inderogabilmente mettere nero su bianco il limite di trasferimento in attività nei siti industriali di Piombino. Anche perché la presentazione del piano industriale, per quanto indispensabile per aprire qualsiasi tipo di ragionamento, non è di per sé garanzia della sua effettiva realizzazione e Severstal in questo frangente ci ha insegnato molto».
«I due anni sono il tempo in cui per legge il commissario straordinario Piero Nardi resterà come garante - ribadiscono Luciano Gabrielli della Fiom e Fausto Fagioli della Fim - mentre per la mobilità non è che qualcuno verrà trasferito all’estero. Semplicemente, qui abbiamo la holding Cevitaly, capogruppo, e le quattro divisioni Acciaierie e ferriere, Società logistica, Società agroalimentare, Gsi. La mobilità va intesa solo in questo ambito».
Ma il M5s si chiede quali conseguenze potrebbe avere il Jobs Act sui nuovi contratti: «La legge Marzano non prevede l’applicazione dell’art. 2112 cc. (passaggio diretto), quindi se l’applicazione di tale articolo non è un obbligo di legge, ma il risultato di una contrattazione e se comunque i dipendenti firmeranno un nuovo contratto (peraltro non collettivo, ma individuale su scelta dell’azienda) siamo sicuri che i nuovi assunti saranno esenti dagli effetti dell’assurda riforma chiamata Jobs Act?»
Intanto i sindacati fanno sapere che il prossimo incontro con Issad Rebrab ci sarà martedì 10 o mercoledì 11. In quell’occasione, Rebrab dovrebbe dire l’ultima parola sull’altoforno.
 

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