Il Tirreno

Fuori dal carcere ora la rieducazione si fa con la Parchi

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Percorsi alternativi alla cella per chi ha commesso reati lavorando in maniera volontaria a beneficio della collettività

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PIOMBINO. Percorsi di rieducazione per persone che hanno commesso reati, in alternativa alla detenzione. A Piombino si può fare, anzi si sta già facendo grazie a un protocollo d’intesa tra il Comune e l'Ufficio di esecuzione penale esterna di Livorno (Uepe), che consente l'attuazione di misure alternative al carcere, possibili per persone per le quali è ammessa la possibilità di scontare la pena prestando servizio a favore della collettività.

L’iniziativa, già avviata a Piombino in maniera pionieristica come primo Comune nella provincia di Livorno, e che adesso coinvolgerà la Parchi Val di Cornia, è stata presentata in sala consiliare in dal sindaco Massimo Giuliani, dal direttore dell'Ufficio esecuzione Penale di Livorno (Uepe) Salvatore Nasca, dal funzionario del servizio sociale dell'Uepe De Fraia e dal presidente della Parchi Luca Sbrilli. «Da parte della Parchi massima disponibilità nei confronti di esperienze sociali importanti di questo tipo, che possono avere riscontri positivi per la comunità» ha detto Sbrilli. Il sindaco Giuliani ha manifestato soddisfazione per un’iniziativa che riveste un alto valore etico e politico.

«Sottolineo l'importanza del coinvolgimento di una società, la Parchi, che si occupa della gestione e della valorizzazione dei beni culturali e ambientali e che rappresenta un po’ il territorio della Val di Cornia – ha spiegato Giuliani – Si tratta di un valore aggiunto alla rilevanza del progetto. Chi vorrà intraprendere questo percorso nelle nostre strutture sarà accolto con grande senso di responsabilità e accoglienza».

«Le misure alternative al carcere esistono dal 1975 grazie a una legge e sono importanti – ha ricordato il direttore dell’Uepe, Nasca - La recidiva di una persona che sconta la pena in carcere è del 70%, contro il 20% di chi ha la possibilità di scontare la pena fuori. I risultati sono in genere molto positivi, anche se purtroppo in Italia queste esperienze sono ancora ridotte in termini numerici rispetto al resto dell’Europa. Le persone che potranno svolgere questo percorso lo faranno in maniera volontaria a beneficio della collettività. Una forma di riparazione che il condannato esercita verso la comunità nella quale vive, un momento personale e sociale di responsabilizzazione che aiuta a ricreare e a rafforzare il patto con la cittadinanza. Esperienze positive per la collettività perché aiutano a combattere i pregiudizi».

«Piombino ha già fatto un’esperienza positiva simile – ha sottolineato Mariarita De Fraia, funzionario di servizio sociale dell'Ufficio esecuzione penale - un percorso che si è svolto al Centro Giovani e che ha avuto un esito positivo in termini di restituzione alla comunità e alla persona stessa».

Di volta in volta, dietro proposta dell'Uepe, il Comune si impegnerà a individuare le strutture interne idonee all’accoglienza del soggetto, verificando col servizio assistenza sociale (concordando progetti personalizzati). Prevista la presenza di un referente che affianchi la persona nel suo inserimento e possa supportarlo nello svolgimento dei compiti affidati, comunicando anche l’andamento dell'impegno nelle attività, segnalando inadempienze con la possibilità di decidere sospensioni dell’inserimento.

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