Il Tirreno

Tor del Sale sarà riqualificata e darà lavoro a centinaia di persone

Guido Fiorini
La centrale di Tor del Sale
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La centrale di Tor del Sale

Intervista al sindaco Massimo Giuliani: la centrale, la Cevital, l'altoforno, il porto, la 398

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PIOMBINO. La centrale Enel di Tor del Sale non sarà smantellata, ma riconvertita per funzioni totalmente diverse. Ospiterà un laboratorio ambientale per le scuole e una struttura commerciale turistica, per la quale ci sono già gli investitori, e sulla quale, al momento, c’è il più stretto riserbo. Ma dovrebbe garantire alcune centinaia di posti di lavoro.

Sarà un progetto pilota per Enel, che pensa di riproporlo anche in altre zone d’Italia e all’estero, visto che le centrali in dismissione sono parecchie.

Ne ha parlato, in una lunga intervista al Tirreno, il sindaco di Piombino Massimo Giuliani. Il sindaco ha parlato anche di Cevital, di altoforno, di porto, di 398 e di Asiu. Del resto è un’agenda fittissima la sua, perché il “modello Piombino” di cui tanto si parla, è legato soprattutto alle enormi potenzialità di un territorio che, dopo aver vissuto per decenni con un’economia quasi a senso unico, scopre adesso di poter crescere a 360 gradi e di attrarre investimenti.

Tor del Sale. Il progetto è enorme e potrebbe essere una grande occasione per Piombino. «Abbiamo ricevuto il 5 gennaio - spiega Giuliani - la lettera con cui Enel annunciava la chiusura. Senza ripensamenti. Certo capisco l’ansia dei lavoratori, ma mi pare che il sindacato abbia spiegato bene la situazione. Spero che per tutti si trovi la soluzione migliore».

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E la centrale che fine farà?

«Nessuna fine. Noi ci siamo messi in moto, perché temiamo che, senza interventi, quella struttura, peraltro su una spiaggia splendida, finisca nel degrado. Per cui, parlando con Enel, è stato deciso di lavorare per riqualificare il sito, trasformandolo in tutt’altro. Enel ne farà un progetto pilota».

Come vi siete mossi?

«Tre gli aspetti che abbiamo tenuto d’occhio. 1) la riqualificazione ambientale: siamo accanto all’oasi Wwf e al parco della Sterpaia; 2) il turismo: siamo in una zona in crescita, ma che soffre dell’effetto “mordi e fuggi” nel fine settimana; 3) l’occupazione. Enel ha capito e ha trovato gli investitori per un progetto che avrà una parte dedicata all’educazione ambientale e una parte commerciale. Dovrebbe dare lavoro a parecchie centinaia di persone. Abbiamo già sottoposto il tutto al ministero dell’Ambiente, contiamo che sposi il progetto».

Cevital e l’altoforno. Gli algerini, per quanto abbiano ancora qualche giorno di tempo, hanno rinunciato al progetto di riaccendere l’altoforno. Ma la città si è divisa: da una parte c’era chi vedeva nella possibilità un’opportunità per accorciare i tempi, dall’altra chi ha visto l’ipotesi come la mancanza di un vero piano industriale, quasi un “andar a tentativi”.

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E il sindaco chiarisce. «Loro stanno lavorando in modo serio e concreto, sono molto pragmatici. Ma in questo momento ci sono difficoltà e costi elevati nell’approvvigionamento delle materie prime, per cui hanno voluto verificare se il vecchio altoforno avesse potuto accorciare i tempi di ripartenza. Però si sono trovati di fronte a due problemi: i costi elevati e l’iter autorizzativo. Avrebbero dovuto spendere molto per rimettere il vecchio impianto in funzione e in regola con le nuove norme ambientali. E avrebbero dovuto rifare l’ iter per avere l’Aia (autorizzazione integrata ambientale) per la quale i tempi sono sempre lunghissimi. Infine avrebbero dovuto far ripartire la cokeria, un altro impianto obsoleto, per portarlo alla capacità massima di 2,3 milioni di tonnellate annue».

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Quindi lavorano sul piano industriale con i forni elettrici. Che, però, pare in ritardo.

«I tempi sono slittati un po’ perché hanno fatto questa verifica. Credo che lo avremo fra tre settimane. E anche la firma del contratto definitivo, un tempo fissata per il primo aprile, è stata spostata al 3 maggio. Però hanno le idee chiarissime e pensano di produrre acciai speciali di varie tipologie, per i mercati di mezzo mondo, anche facendo il “revamping” dei laminatoi e aprendone uno nuovo».

E per l’energia?

«C’è una trattativa in corso con il ministero per avere alcuni sconti. Loro chiedono di arrivare a 42 euro al megawatt, forse si chiuderà a 50. Ma la ex Lucchini la pagava 73. E la Magona la paga adesso 123 euro! Per questo stiamo lavorando per portare dentro alla trattativa anche loro».

Agroalimentare e logistica. I progetti restano?

«Certo che restano. Anche grazie ai lavori al porto. Attraverso Piombino passeranno, in entrata e in uscita, olio alimentare e zucchero. E il nostro porto sarà la base di partenza per gli elettrodomestici francesi che loro distribuiscono in Africa».

Porto e 398. Il porto sarà il vero motore del rilancio di Piombino, ne è convinto il sindaco. Sia per i traffici di Cevital, sia per il nuovo asse che guarda a sud e alla Grosseto-Siena, ormai quasi terminata. Però senza la nuova 398 ci saranno grossi problemi per i collegamenti con l’Aurelia: «Il progetto per il lotto 1 (fino al porto di Terre Rosse, ndr) è pronto. Va solo finanziato. Credo che i soldi che erano destinati al “Corex” vadano ricollocati su questo».

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Asiu. Entro qualche giorno l’assemblea dei soci valuterà il piano studiato dal presidente Fulvio Murzi per far quadrare i conti. «Con voto all’unanimità gli abbiamo detto di andare avanti. Adesso valuteremo. Ma certo chiunque faccia le bonifiche, che sia il pubblico o il “privato incolpevole” (Cevital, ndr) avrà bisogno di una discarica e di un impianto di trattamento dei rifiuti quale Tap. Le bonifiche saranno fatte mettendo in sicurezza la falda, rimuovendo i cumuli di inquinanti e ripavimentando, anche se parzialmente, le aree, per cui il materiale prodotto dalla Tap (il conglomix, ndr) potrebbe essere l’ideale».

Diversificazione, soldi a rischio. Sono a rischio i 32 milioni di euro dell’Accordo di programma che sono destinati alla diversificazione. Nessuno l’ha ancora detto ufficialmente, ma il sindaco teme che, a causa dei tagli che il Governo sta facendo alla spesa, venga ridotta la quota destinata a questo “braccio” dell’Accordo. «L’Accordo ha tre grandi settori: l reindustrializzazione, quindi Cevital, il porto e la diversificazione. Per quest’ultima ci sono 32 milioni, fondi “Fas” (fondi aree sottoutilizzate, ndr). In sostanza sono soldi che dovranno incentivare le aziende che investono su Piombino in settori diversi, dalla logistica fino al turismo. Abbiamo in mano già una serie di progetti importanti e anche un’area per gli insediamenti. Adesso, però, mi arrivano voci che mettono in discussione questi soldi e la cosa non mi piace per niente».

Il sindaco punta i piedi. L’Accordo di programma, firmato in pompa magna dal governo, dalla Regione e dal Comune, non si tocca. Troppo facile fare gli annunci e le foto e poi, quando è il momento, togliere una parte dei soldi: «L’Accordo ha un senso se tiene in piedi tutti e tre i percorsi. I primi due sono fondamentali, è chiaro, ma è il terzo che può dare un volto nuovo alla nostra città. Soprattutto adesso che, per la ex Lucchini, è arrivata una società che non vuole fare solo acciaio ma che ha un progetto a tutto tondo. L’Accordo deve restare così come è stato firmato». @guifiorini

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