Il Tirreno

«Non vogliono i cittadini ai consigli comunali»

Assemblea infuocata quella organizzata dalla minoranza a Monteverdi Poi una notizia: la Regione ha bocciato l’allevamento di maiali al Castelluccio

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MONTEVERDI. I residenti del Castelluccio possono tirare un sospiro di sollievo: la Regione ha bocciato il progetto dell’allevamento di maiali e relativa porcilaia presentato dalla società agricola S. Andrea e da realizzare nella vicinissima località “Le Capanne”. La notizia è stata data nel corso dell’assemblea pubblica in sala biblioteca, promossa dai consiglieri della minoranza "Popolo libero" (capogruppo Nevio Venturi, Alessio Anselmi e Matteo Di Bello) per fare il punto del lavoro in consiglio comunale dopo otto mesi dall’insediamento. Un’assemblea molto partecipata.

Ma per l’opposizione è stata l’unica buona notizia, i rapporti maggioranza-minoranza corrono sul binario dell’incomunicabilità. «Noi non ce l’abbiamo con qualcuno in particolare - ha detto Venturi - ma poiché oggi non ci sono più gli organi di controllo di una volta, tocca a noi essere i guardiani della democrazia. E quindi dopo aver studiato gli atti facciamo interpellanze su tutto. Undici ne sono state fatte finora, risposte zero se non marginali e affidate a qualche dipendente, mentre sarebbero gli amministratori a dover rispondere. E allora siamo costretti a fare certi passi». Guardia di finanza e Corte dei conti i destinatari. Le denunce portate in quegli uffici sono note: false residenze, soprattutto al Castelluccio, elusioni fiscali, tasse comunali che qualcuno non paga, assegnazione di case popolari senza bando, finanziamenti per l’acquedotto rurale destinati ad altro, gestione del campo comunale, i rimborsi del prestito Enel di 2,4 milioni per eolico non fatto dopo ripetuti progetti sbagliati della stessa Enel. Insomma, un lungo cahier de doléances. «Noi condividiamo tutti i progetti dell’amministrazione - ha aggiunto Venturi - per nulla invece il modo in cui vengono portati avanti».

Di Bello ha poi scatenato un coro di consensi quando ha parlato degli «orari assurdi dei consigli comunali».

La questione è in questi termini: le norme che regolano la partecipazione degli eletti alle assemblee sono cambiate, almeno nei piccoli comuni non ci sono più gettoni di presenza né permessi. Così fin dall’inizio di questa tornata amministrativa il sindaco ha fissato il consiglio comunale alle 8 del mattino, in modo che i consiglieri possano poi raggiungere il luogo di lavoro senza perdere la giornata. Per la minoranza non è così: «E’ che non ci vogliono i cittadini» ha detto Di Bello invitando la popolazione a «mettere il sindaco con le spalle al muro», cioè a cambiare gli orari, partecipando in massa alla prossima riunione.

Sono seguiti numerosi interventi del pubblico. I più duri verso l’amministrazione sono venuti da alcuni residenti del Castelluccio, che da anni soffrono le conseguenze di una crescita del villaggio turistico a singhiozzo, di lavori che non finiscono mai, di imprese che falliscono, di convenzioni inattuate. Non c’è da meravigliarsi se per 15 anni l’illuminazione pubblica è stata allacciata al contatore dell’Asa, se la strada principale non è ancora collaudata, se come ha sostenuto qualcuno le case franano e imperversa il lavoro nero nelle nuove costruzioni.

A mezzanotte i consiglieri di minoranza, in conclusione, hanno preso l’impegno di tenere nuove assemblee ogni tre-quattro mesi, con ordini del giorno specifici.

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