PIOMBINO Nella centrale Enel di Tor del Sale lavorano, ancora, circa 80 persone. Ma qualcuno, per ora su base volontaria, ha deciso di trasferirsi in quella di Santa Barbara, a Cavriglia, in provincia di Arezzo. Certo è che il processo di dimissione della centrale va avanti spedito e anche gli altri, entro qualche mese, dovranno essere ricollocati.
Dopo una lettera al Tirreno di alcuni dipendenti, con tanto di appello al sindaco Giuliani, facciamo il punto con Sauro Vermigli, della Filctem Cgil, il sindacato che si occupa del settore elettrico, pure lui impiegato a Tor del Sale (ma andrà a Cavriglia). Per la zona segue anche le difficili vertenze di Edison ed Elettra, entrambe con i dipendenti in cassa integrazione.
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«Da un mese circa - ci spiega - è arrivata la lettera ufficiale alle istituzioni e a Terna con cui Enel Produzione annuncia la decisione di chiudere definitivamente Tor del Sale. Ma la centrale di fatto è ferma da dieci anni, i 4 gruppi da 320 megawatt, per 1280 complessivi, non saranno più riaccesi».
Nei giorni scorsi Sauro Vermigli ha tenuto un’assemblea con i dipendenti, spiegando la situazione. «Una parte dei lavoratori, quelli a cui mancano meno di 4 anni alla pensione, ci andranno in anticipo. L’operazione è tutta a carico di Enel che, con questa norma prevista dalla legge Fornero, fa uscire circa 5000 persone in tutta Italia, riassumendone un terzo».
Per gli altri, invece, sarà fatto un ricollocamento all’interno del gruppo. Certo è che la ristrutturazione della centrale, che a quanto pare ospiterà un’attività legata al settore turistico, non lascia molti spazi di riassunzione dei dipendenti Enel. Al momento a Tor del Sale lavorano circa 80 persone, di cui 35 turnisti e 45 giornalieri: i turnisti sono 4 per turno, su 5 turni giornalieri, gli altri con orario 8-17. Vanno poi considerati i lavoratori di alcune ditte esterne che si occupano di guardiania, portineria, mensa e trasporti.
«Stiamo studiando un piano per i trasferimenti, visto che qui la centrale non ci sarà più. Una parte, 7-8 persone fra cui io, va a Cavriglia. Ci sono poi delle occasioni che possono essere colte, per esempio Larderello ha bisogno di 6 unità. Altre 6 potrebbero essere impiegate con la squadra che fa assistenza specialistica nelle varie centrali. Ci stiamo lavorando, cercando di limitare i disagi per i lavoratori». Intanto va avanti il processo di dismissione. In questo periodo si stanno svuotando i grossi serbatoi di combustibile, olio denso che viene trasportato altrove via nave.
«Quattro serbatoi, quelli più piccoli, da 50mila tonnellate, sono già stati svuotati, aperti e bonificati. Sono solo delle lamiere. In quello più grosso, da centomila tonnellate di olio combustibile, ne restano dentro circa il 60%. Abbiamo un collegamento diretto con il porto, dove attraccano le navi cisterna e caricano l’olio. Viene portato in altre centrali Enel qua e là per l’Italia, gli ultimi viaggi sono andati a Brindisi, ma va anche in Sicilia». Qualche settimana fa con uno di questi trasporti ci fu anche un piccolo incidente al porto.
Ma il futuro della centrale quale sarà? «So che il sindaco Giuliani ha avuto numerosi incontri con Enel. Si sa solo che si tratta di un’attività del tutto diversa e che dovrebbe dare lavoro a molte persone, ma c’è molto riserbo. Almeno finché non avranno chiuso gli accordi. A me interessa solo il fatto che, purtroppo, non potrà riassorbire nessuno dei dipendenti della centrale». @guifiorini