Il Tirreno

Gatto ferito e ucciso con tre pallini sparati da una pistola

Il killer degli animali colpisce ancora, stavolta a Pomonte Si tratta del terzo caso di violenza in poco più di un mese

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POMONTE. Dopo la cerbottana ad aghi e la balestra, è il turno dei proiettili.

Il killer (o i killer) dei gatti all’Isola d’Elba, ha colpito ancora. Un altro gravissimo caso di violenza si è consumato, questa volta a Pomonte. E a farne le spese, purtroppo con la vita, è un gatto di nome Leoncio, ferito in modo grave con dei proiettili e ucciso dai veterinari tramite eutonasia. A segnalare l’ennesimo caso di violenza, il terzo in poco più di un mese, è l’associazione Enpa sul profilo Facebook ufficiale dell’associazione.

«Cari amici – scrivono da Enpa – non c’è mai fine al peggio qui sull’Isola. Vi rendiamo partecipi del fatto occorso al povero Leoncio, lo scorso 4 febbraio 2015. Ve ne diamo notizia solo ora perché, in accordo con i Carabinieri presso i quali è stata depositata la nostra denuncia, si è lasciato il tempo alle autorità di organizzare le verifiche del caso». Il gatto di proprietà - maschio razza europea di 14 anni - è tornato a casa (a Pomonte) con un forte dolore e grave difficoltà nel camminare. Il povero felino, raccontano dall’Enpa, è stato condotto immediatamente dal veterinario il quale ha escluso un trauma da investimento stradale e ha riscontrato forte disidratazione. A mezzo flebo è stato reidratato e ha ricevuto un antidolorifico in attesa di poterlo sedare per una visita più approfondita. «Solo 3 giorni dopo, il 7 febbraio – raccontano dall’Enpa – è stato possibile sottoporlo a esame radiografico dal quale è emerso la presenza di 3 pallini probabilmente di carabina o pistola ad aria compressa. Uno dei pallini ha provocato la rottura dell’osso sacro conficcandosi nell’articolazione causando un dolore insopportabile per il povero animale e l’impossibilità a reggersi sulle zampe posteriori».

Data la gravità delle lesioni non è stato possibile effettuare alcun intervento e si è resa inevitabile la fine delle sofferenze tramite eutanasia. «Non resta altro da aggiungere – concludono dall’Enpa – se non che la crudeltà è figlia dell'ignoranza e della codardia. E questa ennesima, inutile e inaccettabile uccisione ne è la dimostrazione».

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