Sicurezza
Brucia il Karma Bar, ingenti i danni
Secondo i rilievi l’incendio causato da un termoconvettore andato in cortocircuito, semidistrutta la sala ristorante
PIOMBINO. Alle sei e mezzo, come tutte le mattine, è andato ad aprire il bar per preparare le colazioni. E in pochi minuti gli è cascato il mondo addosso. A lui e al figlio, che da poco più di un anno avevano trasformato quel bar all’angolo tra via Fucini e via Cellini in un piacevole punto di riferimento e di aggregazione per clienti di ogni età. C’era fumo, tanto, ieri mattina al Karma american bar. Tutto puzzava di bruciato. Poi, oltre la cortina di fumo, Steve Benvenuti ha visto le fiamme. Il Karma american bar stava bruciando. Bruciava e rischiava persino di saltare in aria, come si è scoperto dopo, visto che il rogo era partito da un termoconvettore a gas metano.
Steve ha telefonato subito al figlio Manuel e poi, insieme a un passante, ai vigili del fuoco.
Il bilancio finale è pesante: la sala ristorante semidistrutta, l’area bar coperta di fuliggine, il locale chiuso e in attesa delle verifiche dell’Asl e degli stessi vigili del fuoco.
Qualche soldo lo si attende dall’assicurazione, ma chissà quanti e chissà quando arriveranno.
E intanto gli incassi sono fermi mentre scadenze e pagamenti corrono: fornitori, banche, affitto, luce, gas, tutti debiti che non attendono.
«E non possiamo neanche entrare per cominciare i lavori finché non ci danno l’autorizzazione - diceva ieri mattina Steve Benvenuti - perché altrimenti rischiamo pure una multa salata. Speriamo di rimetterci in piedi ma sarà dura. Siamo disperati. Questa non ci voleva».
Steve al Karma lavora in cucina, ma in passato ha fatto per anni anche il muratore e quel locale se l’era ricostruito con le proprie mani. Le sue e quelle di Manuel, barman tuttofare.
Tutto era curato nei minimi particolari, dal bancone alla sala ristorante-pizzeria. In particolare quest’ultima era molto scenografica, evocava un giardino dal sapore orientaleggiante, omaggio alla pratica del buddismo seguita sia da Steve che dalla moglie Enrica. Giochi di sabbia, fontanelle d’acqua, moquette verde in terra e un controsoffitto di finta vegetazione, tipo pergola. Tanto legno. Molti oggetti intarsiati a mano. Quasi tutto divorato dalle fiamme o comunque da buttar via.
L’incendio, come hanno poi accertato i vigili del fuoco, è stato causato da un cortocircuito dell’impianto di riscaldamento. Il termoconvettore, collocato proprio all’ingresso della sala ristorante, era stato lasciato spento come tutte le sere. Ma questo non è bastato. Partita una scintilla, più o meno intorno alle 4 il fuoco ha cominciato a bruciare sedie, tavoli e arredi.
In poco tempo il fumo ha invaso tutte le stanze annerendo pareti, pavimento, ogni oggetto.
Stando a una prima verifica degli stessi pompieri, le strutture portanti dell’immobile sono state risparmiate e non sembrano essere state compromesse. Ma per avere una conferma definitiva sarà necessario un nuovo sopralluogo dei tecnici.
L’incendio dunque è stato scoperto alle 6,30 dallo stesso Steve Benvenuti, andato ad aprire il locale come tutte le mattine. Già dalla strada ha sentito un forte odore di bruciato. Ha tirato su la saracinesca, dal vetro della porta ha scrutato dentro: c’era fumo dappertutto. Steve ha fatto il giro della cucina ma non ha aperto la porta della sala ristorante, temendo di peggiorare le cose. Quindi è uscito di nuovo sulla strada ed è passato dal gazebo, quello che si affaccia su via Cellini. E da lì si è trovato di fronte il triste spettacolo: fumo denso ma anche il fuoco. Tutto o quasi stava bruciando.
Chiamati i vigili del fuoco, in breve tempo sono state spente le fiamme, quindi è stato bonificato e aerato l’ambiente. Ora come dicevamo ci vorranno molti giorni di lavoro e molti soldi. Per fortuna il locale era assicurato contro gli incendi, la speranza è che non ci voglia troppo tempo per avere l’indennizzo. E che lo stesso copra buona parte delle spese.
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