Attenzione
Aggressioni sui bus un controllore va al pronto soccorso
Davide Danesi (Tiemme): «Siamo molto preoccupati, autisti e personale di bordo sono a rischio ogni giorno»
PIOMBINO. Ancora aggressioni di autisti e controllori di bus sulle linee della Tiemme in Val di Cornia. L’ultima, pochi giorni fa, ai danni di un controllore, preso a botte da due extracomunitari trovati senza biglietto e costretto a farsi curare al pronto soccorso: ha avuto cinque giorni di prognosi. Il problema viene sollevato in questi giorni a livello regionale da Stefano Boni, segretario della Fit Cisl Reti.
A fare il punto sulla situazione in Val di Cornia è però Davide Danesi, responsabile dei lavoratori per la sicurezza della Tiemme.
«Il controllore preso a botte è solo uno degli ultimi casi – ci dice –, ma ci sono state altre situazioni analoghe negli ultimi tempi. La realtà è che non ne possiamo più e che ci sentiamo del tutto indifesi».
Se in estate il problema è ancora più forte, anche in inverno ci sono situazioni difficili in cui si trovano i dipendenti dell’azienda. E nel 99% dei casi sono legate a passeggeri che vorrebbero viaggiare senza biglietto.
«Siamo esposti costantemente al rischio di essere offesi o presi a botte - prosegue Danesi -. Da parte mia non c’è razzismo, sia chiaro, ma quasi sempre gli aggressori sono extracomunitari. Ci sono etnie e etnie, i senegalesi tendono a essere più gentili, altri di altre zone molto meno. Salgono in tanti e tutti senza biglietto, l’autista deve solo stare zitto, altrimenti rischia. È chiaro che in estate, quando li portiamo nelle spiagge dove vendono la loro merce, il problema si aggrava».
Spesso a bordo, però, ci sono anche persone che pagano. «Da parte nostra i modi sono sempre gentili e rispettosi. Al massimo chiediamo: “Ha per caso bisogno del biglietto?”, ma basta poco per scatenare una reazione. Lo stesso i controllori: l’ultimo caso è stato determinato da una vidimazione troppo evidente. In sostanza, il controllore ha tagliato il biglietto: questo ha scatenato le ire del passeggero che, evidentemente, pensava di usarlo più volte».
Si tratta di giustizia verso gli altri passeggeri. E anche di dignità di chi sta solo svolgendo il proprio lavoro. «È chiaro che potremmo fare finta di niente. Ma vorremmo sapere come ci possiamo difendere, cosa possiamo fare per ottenere il pagamento del biglietto. In Val di Cornia i controllori sono solo due».
E le forze dell’ordine? «Serve a poco chiamarle. Anche loro sono pochi e non sempre hanno la pattuglia. E poi il bus è un mezzo in movimento, la gente sale e scende di continuo, difficile un intervento. Però non possiamo continuare a lavorare con questa spada di Damocle sulle nostre teste. Magari il problema potrebbe essere risolto a monte, mettendo dei tornelli».
E Stefano Boni, segretario regionale Fit Cisl, avanza delle proposte concrete: «Chiederemo a tutte le aziende toscane di trasporto pubblico di mettere in campo provvedimenti mirati, come ad esempio: segnalare le corse più a rischio ed aumentare il numero di persone in divisa, preposti al controllo dei biglietti, che magari salgono sugli autobus chiedendo alle persone se va tutto bene, per poi scendere alla fermata successiva; dotare gli autobus di telecamere a circuito chiuso indicate con cartelli lampeggianti; dotare l'abitacolo degli autobus di idonea blindatura. Naturalmente tutto questo non basta ma bisogna suffragare il tutto con un piano predisposto dalle prefetture in modo da far intervenire le forze dell'ordine maniera puntuale e tempestiva. Come sindacato chiediamo che per il personale del front line siano programmati corsi di formazione di autodifesa e che, supportati da psicologi, possano apprendere le tecniche per affrontare e gestire le situazioni di criticità».
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