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SANITà

Ictus: prevenire qualche volta si può

PIOMBINO. Sollecito ricovero, costante monitoraggio clinico, efficace riabilitazione ma, soprattutto là dove sia possibile, attenta prevenzione. L’ictus (15 mila casi all’anno in Toscana, di cui il...

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PIOMBINO. Sollecito ricovero, costante monitoraggio clinico, efficace riabilitazione ma, soprattutto là dove sia possibile, attenta prevenzione. L’ictus (15 mila casi all’anno in Toscana, di cui il 15% emorragico e l’85% trombotico) si deve affrontare così, in un percorso coordinato d’urgenza e d’ osservazione clinica specializzata come nelle “Stroke Unit”. Lo ha sostenuto, in un incontro promosso a Roma da Alice (l’associazione per la lotta all’ictus cerebrale), il suo presidente Paolo Binelli: “La vita da invalidi costa cara alla sanità, sia alle famiglie, per questo è importante prevenire le complicazioni come per esempio spasticità e recidive”. Un terzo dei pazienti riporta danni quasi impercettibili, un terzo soffre di una menomazione modesta e un terzo presenta una grave invalidità. In ogni caso, un primo episodio di “carenza” di sangue al cervello segnala una situazione di elevato rischio. Se si è verificato un semplice attacco ischemico transitorio (TIA), il rischio di andare incontro a ictus vero e proprio è variabile tra il 7 e il 12 per cento nel primo anno, per poi calare nei quattro anni successivi. Il rischio di un nuovo attacco varia dal 10 al 15 per cento nei primi dodici mesi dopo l’evento acuto, per poi mantenersi tra il 4 e il 9 per cento l’anno nei primi cinque anni. Molto si è fatto anche in termini di diagnosi preventiva. Grazie ad esami come l’ecodoppler, ad esempio, si può riconoscere per tempo un’eventuale ostruzione a carico di un’arteria che porta sangue al cervello, prima tra tutte la carotide. Ma prevenire significa soprattutto evitare le cattive abitudini, come il fumo di sigaretta o il sovrappeso, tenere sotto controllo malattie come l’ipertensione ed il diabete. Perché queste condizioni di rischio aumentano il pericolo di andare incontro a ictus, specie se esiste una sorta di “ereditarietà” genetica.

Gian Ugo Berti

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