Il Tirreno

«Cevital e l’altoforno, non è una marcia indietro»

Per i sindacati la valutazione della società algerina sulla possibile ripresa dell’Afo non mette a rischio agroalimentare e logistica: ma ora serve il piano industriale

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PIOMBINO. Mentre Cevital prosegue le proprie valutazioni sulla possibilità di riattivare l’altoforno, ieri mattina si è riunito il consiglio di fabbrica per discutere della situazione. E al termine, rsu e segreterie di Fim, Fiom e Uilm, aperte sostenitrici della prospettiva di un ritorno al ciclo integrale, hanno espresso la propria convinzione che «entrambi i progetti (cioè i due forni elettrici o la riaccensione dell’altoforno, ndr) non pongono in discussione gli investimenti nell’agroalimentare e nel settore logistico. Nessuna marcia indietro o confusione da parte di Cevital ma solo la necessità di una valutazione, che un imprenditore deve fare prima di investire centinaia di milioni in un progetto».

Cevital e sindacati potrebbero tornare a riunirsi domani, anche se l’appuntamento non viene dato per scontato. Certo, secondo quando dice una nota del sindacato, «nel prossimo incontro con Cevital sarà chiarito che dovrà essere presentato un piano industriale con i programmi di investimento in cui si prevedano i tempi e i modi per tornare a produrre acciaio. Ciò è necessario per poter affrontare i temi legati all’organizzazione del lavoro, al numero degli occupati, ai diritti dei lavoratori nel passaggio da Lucchini a Cevital».

Intanto il sindacato, mentre sostiene di essere pronto al confronto «con Cevital e con tutti i soggetti che lo riterranno necessario», si mostra decisamente infastidito dal dibattito innescato dalla notizia della possibile ripartenza del ciclo integrale, con un coro di preoccupate prese di posizione rispetto a un ritorno al passato, sia per i riflessi ambientali che per le prospettive di sviluppo. «Oggi qualsiasi discussione è prematura – dicono rsu e Fim, Fiom, Uilm – Riteniamo pretestuose tutte le prese di posizione espresse in questi giorni sui giornali, Afo o non Afo ci dobbiamo confrontare seriamente sui problemi che dovremo affrontare. Oggi possiamo dire che tutto l’indotto è in forte difficoltà, le imprese non hanno più lavoro, i lavoratori o parte di essi non riscuotono nessun tipo di salario, o prendono anticipi sulla cassa integrazione grazie all’accordo di Cgil, Cisl e Uil con la Regione. Chi è nel sindacato a tutti i livelli conosce le difficoltà, ci sorprendono le reazioni scomposte di chi svolge altri ruoli e non vive i drammi giornalieri dei lavoratori».

Così «andare avanti su un piano industriale che preveda i due forni elettrici è un percorso condiviso importante su cui stiamo aspettando significative risposte sui costi energetici, con la consapevolezza che nell’immediato siamo in presenza di forti difficoltà sull’approvvigionamento dei materiali. La possibilità di valutare da parte di Cevital di riattivare l’altoforno accelererebbe la ripresa dell’attività dei lavoratori diretti e delle imprese, garantirebbe l’occupazione e il futuro. A Cevital ribadiremo – concludo i sindacati – che per noi chiaramente il piano industriale deve prevedere il rispetto dell’ambiente, della sicurezza e dell’occupazione». (cloz)

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