Il Tirreno

ACCIAIERIA

Cevital, salta l'incontro con i sindacati

di Cristiano Lozito
L'altoforno della ex Lucchini (foto Paolo Barlettani)
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L'altoforno della ex Lucchini (foto Paolo Barlettani)

Gli algerini, impegnati nello studio sull’altoforno, presto riceveranno una convocazione al Mise. Coro di no al ritorno al passato

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PIOMBINO. Slitta l’incontro tra Cevital e sindacato fissato per oggi, appena una settimana fa dipinto come l’inizio di una tre giorni che avrebbe dovuto concludere la trattativa sull’occupazione (cioè sul numero di lavoratori riassunti) e sugli accordi aziendali. Tutto saltato per la volontà della società algerina di approfondire la possibilità di riattivare il vecchio altoforno, in modo da produrre nel giro di 6-9 mesi materiale in grado di rifornire i laminatoi Un salto carpiato rispetto ai progetti più volte annunciati, e cioè i due forni elettrici in Padule e l’impianto agroindustriale proprio nella zona dell’altoforno, con ovvi riflessi positivi anche dal punto di vista ambientale. Progetti mai tradotti in un piano industriale (ora annunciato per la fine della prima settimana di marzo) ma che comunque hanno pesato nel giudizio del Mise che preferì la proposta di Cevital a quella della Jsw di Sajjan Jindal.

Tanto che, secondo fonti qualificate, lo stesso viceministro Claudio De Vincenti avrebbe pronta una convocazione in tempi rapidi di Issad Rebrab, per chiedergli lumi sulle sue reali intenzioni. Intanto, se il sindaco Massimo Giuliani e il segretario del Pd, Valerio Fabiani, tengono un profilo basso (chiarendo però che ambiente, innovazione e diversificazione restano punti fermi), solo i sindacati sembrano favorevoli senza se e senza ma all’ipotesi di un ritorno all’altoforno. Per il resto in città c’è un coro di voci preoccupate per la situazione d’incertezza e in qualche caso apertamente contrarie al possibile riavvio dell’altoforno.

“Piombino cambiaverso”, costola del Pd a sostegno di Matteo Renzi, spiega ad esempio di aver "abbracciato il piano iniziale di Cevital perché era quello che noi volevamo: una moderna siderurgia nonché l’auspicata bonifica delle aree industriali, da attuare in tempi rapidi, perché necessaria per avviare una forte e indispensabile diversificazione economica. Oggi qualcuno ci vorrebbe riportare indietro affermando che sarebbe una cosa positiva accontentarsi di un programma che lascia tutto, o quasi, immutato: questo non possiamo accettarlo e vogliamo ribadirlo con forza. Ci rimane estremamente difficile pensare che un investimento così importante come riaccendere l’altoforno e la cokeria sia pensato e messo in atto solo in attesa del nuovo ciclo industriale. Ci pare, invece, molto più semplice, possibile e ragionevole pensare che, una volta riacceso, l’altoforno sarà utilizzato finché possibile e non certo in maniera temporanea e provvisoria. Una tale prospettiva per noi, non può essere considerata una “genialata” – conclude “Piombino cambiaverso” – ma unicamente la prova di una fase di incertezza che avremmo preferito non scoprire e che si sentiamo di non incoraggiare".

Per Paolo Pedroni, di Sinistra per Piombino: "è chiaro che uno stabilimento che avesse la doppia possibilità di produrre, sia da forno elettrico che da ciclo integrale non avrebbe concorrenza sul mercato. Certamente le decisioni da prendere non sono facili, c’è da osservare che alcune idee entrerebbero in conflitto con obiettivi precedentemente annunciati, per cui occorre maggior chiarezza e non la confusione che si crea ad ogni annuncio". “Spirito Libero”, gruppo del vicesindaco Stefano Ferrini, punta l’attenzione sull’"Accordo di programma", e "su una scelta, Cevital e non Jindal, fatta si spera sulla base di promesse fatte. Ci sono normative europee sull’ambiente, leggi sull’impiantistica che richiedono enormi investimenti per gli adeguamenti. C’è un interesse sull’assegnazione di aree che è giustificato se si mantiene un certo assetto ubicativo degli impianti futuri. C’è infine un territorio e la sua gente che è stanca di essere presa in giro". Per “Spirito Libero” "così si continua ad alimentare una guerra fra poveri che non fa bene a nessuno. Ci piacciono le “prospettive”, non i ritorni indietro. Quando non eravamo d’accordo con il fantozziano “Cevital merci”, di questo stavamo parlando. Ora, Governo, se ci sei batti un colpo".

Anche Sel con Ilio Benifei chiede che "proprio perché vi è stata una gara con un’assegnazione e garante di tutto ciò è il Governo, i ministeri competenti chiedano a Cevital cosa veramente vuole fare a Piombino. La rimessa in marcia dell’altoforno e del ciclo integrale cambierebbe completamente lo scenario, per dove andare a finire nel breve e lungo termine non sappiamo, tenendo di conto che i problemi dello stabilimento si riprodurrebbero automaticamente compromettendo in parte o del tutto quel che era alla base dell’offerta Cevital: due forni elettrici, revamping dei treni laminatoi, nuove attività agroindustriali, liberazione di spazi per la logistica".

 

 

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