Il Tirreno

«L’altoforno una genialata? Per me è una supercazzola»

Montomoli (ex segretario di Fiom e Pds), duro con Lami, capo della Cgil toscana Giuliani: rispetto per l’ambiente. 5 Stelle: area a caldo irrimediabilmente deteriorata

4 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Il sindaco Massimo Giuliani sceglie toni bassi per commentare la nuova fase che vede Cevital impegnata nella valutazione della possibilità di rimettere in marcia l’altoforno: «So che stanno esaminando varie ipotesi – spiega laconicamente il sindaco – Conto che non ci sia una profonda rivisitazione delle prospettive industriali, nel rispetto dell’ambiente e nel segno dell’innovazione».

Stelio Montomoli, presidente di Toremar ma pure ex segretario del Pds e ancor prima della Fiom, non sceglie invece la moderazione esprimendo il proprio pensiero, e sferra un duro attacco al segretario toscano della Cgil, Mirko Lami, che nei giorni scorsi si era lanciato in un commento-peana dell’ipotesi altoforno: «Ho letto che il mio amico e stimato compagno Mirko – scrive Montomoli su Fb – ha definito l’ipotesi di riaccensione dell’altoforno su cui starebbero farneticando gli algerini, una “genialata”. Io parlerei piuttosto di supercazzola... Ma come, Piombino, dopo una vita, si affranca del ciclo produttivo più inquinante, e noi, invece di suggerire di cambiare pagina, ci si torna sopra! Un conto – prosegue – sarebbe la prospettiva di un superamento dell’area a caldo in cui non ci sono piani industriali, se non il semplice funzionamento dei treni di laminazione. Altro conto se la dismissione avviene entro un piano industriale che ci porta a riprodurre acciaio da forno elettrico in due o tre anni. E che ci prospetta soluzioni di grande diversificazione, naturalmente grazie al porto. Ragazzi, non scherziamo – conclude – e non forniamo alibi per far passare i mesi. Svoltare, la parola d’ordine per Piombino è svoltare!».

Lami ovviamente difende la propria posizione e spiega di aver definito l’ipotesi di riaccensione dell’altoforno una genialata «perché per arrivare a una svolta dobbiamo arrivarci vivi. Un’eventuale riaccensione dell’altoforno, che può essere fatta in tre modi diversi e certamente provvisoria, ci porterebbe a velocizzare tanti aspetti che riguardano il futuro, dando subito quel lavoro che serve a quei lavoratori che non arrivano a fine mese. Non so se trattasi di una supercazzola, ma ci sono molti lavoratori che son costretti ad andare a mangiare alla San Vincenzo de ' Paoli. Tra loro, quelli della 3M, della Pmi, ecc... Vogliamo dirlo a loro – conclude – che per altri due anni stanno a casa o andranno via via a fare corsi di formazione, che si tratta di una supercazzola?».

Molto preoccupato per la piega che sta assumendo la questione è il Movimento 5 Stelle che, considerando come «la procedura di vendita non sia ancora conclusa visto che per ora Cevital ha firmato solo un preliminare del quale ancora, incredibilmente, non si conoscono i contenuti», chiede al commissario Piero Nardi «le dovute delucidazioni».

«Circa un anno fa – riflettono i 5 Stelle – gli impianti dell’area a caldo sono stati fermati, compromettendone lo stato, con la motivazione che produrre comportava una perdita negli ultimi quantificata in una media di 10 milioni al mese. Com’è possibile che il nuovo acquirente intenda mettersi nella condizione di partenza? Se è pur vero che il costo di mercato delle materie prime è leggermente calato, gli impianti sono ormai irrimediabilmente deteriorati. Altri impianti, come quelli dell’area acciaieria, già versavano in pessime condizioni prima della fermata e nel frattempo il capannone Tundish è Nel frattempo, a causa del blocco degli approvvigionamenti che l'amministrazione ha portato avanti per mantenere gli equilibri di bilancio, ci ritroviamo con uno stabilimento privo di ricambi in ogni reparto. A quali condizioni di sicurezza si andrebbe a ripartire»?

Quindi, in assenza del piano industriale, i 5 Stelle fanno riferimento al «manifesto d’intenti che conteneva molti elementi positivi: allontanamento degli impianti dalla città, due forni elettrici da due milioni di tonnellate di acciaio liquido, diversificazione nei settori della logistica e dell'agroindustriale. Per raggiungere questi obiettivi alcune aree andrebbero liberate, ad esempio i carbonili. Come può collimare la ripartenza dell’area a caldo con la realizzazione del piano industriale? Se Cevital conta di costruire un forno elettrico in 18 mesi, è sostenibile investire centinaia di milioni per degli impianti che andrebbero demoliti in così breve tempo?».

Infine la questione dei costi per le billette necessarie ai laminatoi: per il Movimento 5 Stelle «che reperire il semiprodotto sul mercato a prezzi competitivi non sarebbe stato semplice, ci sembrava ampiamente prevedibile. Possibile che un grande gruppo multinazionale non abbia fatto questa valutazione? Soprattutto in ragione di un previsto investimento che alla fine dovrebbe superare il miliardo di euro? Ma il famoso impianto per il preridotto – è la conclusione – che sarebbe dovuto sorgere in Algeria per il basso costo del gas naturale, che fine ha fatto?».(cloz)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore