Il Tirreno

Cevital si prende un mese per la firma

Cristiano Lozito
L'altoforno della ex Lucchini (foto Paolo Barlettani)
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L'altoforno della ex Lucchini (foto Paolo Barlettani)

Sindacati entusiasti sull’ipotesi altoforno. Fabiani frena: vogliamo innovazione, risanamento ambientale e diversificazione

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PIOMBINO. Slitterà di un mese la firma del contratto di vendita della Lucchini. Il motivo è semplice, Cevital sostiene di aver bisogno di tempo, ancora incerta se andare avanti col piano originario (due forni elettrici in Padule) oppure rimettere in marcia l’altoforno oltre a un forno elettrico.

Come piacerebbe ai sindacati, entusiasti di una possibilità che sembra aver acceso l’interesse del presidente Issad Rebrab in persona, e per nulla preoccupati sia della montagna da scalare (e dei soldi da spendere, ma questo è un problema degli algerini) per riattivare l’area a caldo dal punto di vista tecnico e delle autorizzazioni ambientali, sia delle speranze di una parte della città in un progetto fortemente innovativo, in una pagina nuova nel rapporto deteriorato tra l’industria e la città.

Servirà un altro mese abbondante, dunque (a fine aprile scadranno tra l’altro i contratti di solidarietà) per capire le reali volontà dell’azienda algerina, e vedere un piano industriale, così che risulta svuotato di contenuti il confronto che si aprirà lunedì prossimo con Fim, Fiom e Uilm, teoricamente su occupazione e accordi aziendali.

La notizia dello slittamento della firma, venerdì ha circolato per ore prima di ottenere conferme da fonti sindacali. Intanto rsu e segreterie di Fim, Fiom e Uilm discutevano dell’accelerata algerina sull’altoforno, scrivendo una nota in cui spiegano di aver «accolto favorevolmente la volontà di Cevital di verificare la possibilità di far ripartire l’area a caldo col rifacimento dell’Afo, che consentirebbe di tornare a produrre acciaio in tempi brevi per consentire a tutto il territorio di risollevarsi dalla grave crisi economica e occupazionale. Questa scelta strategica di Cevital, se realizzata – concludono i sindacati – con l’agroalimentare, la logistica, forno elettrico e altoforno, garantirà un futuro con piena occupazione a tutti i lavoratori, diretti e dell’indotto».

Infine una stoccata al segretario toscano della Cgil, Mirko Lami (ma da quest’attacco si è dissociato il coordinatore Fiom, Jonathan Ghignoli), accusato pur senza essere nominato di «mania di protagonismo» rispetto alla possibile riaccensione dell’altoforno.

Molto più freddo sull’ipotesi altoforno sembra il segretario del Pd: Valerio Fabiani non entra sulla questione delle scelte che spettano alla Cevital, ma consiglia «maggiore prudenza. E’ prematuro avviare un dibattito su quella che la stessa Cevital definisce un’ipotesi. Per discutere aspettiamo delle proposte concrete e un piano industriale, che auspico si possa avere a disposizione il prima possibile».

Il segretario del Pd se non si occupa direttamente delle scelte industriali, ribadisce però quelle che ritiene le tre questioni di fondo «su cui non è pensabile un arretramento: primo, l’innovazione del ciclo produttivo per dare una prospettiva stabile alla fabbrica, poi il risanamento ambientale, con alla base la considerazione che per noi è inaccettabile lo scambio lavoro-ambiente». Il terzo elemento ritenuto fondamentale dal Pd è «la diversificazione, quella promessa su cui vorremmo confrontarci, anche in considerazione delle nuove possibilità legate al porto e ai tanti spazi disponibili».
 

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