Il Tirreno

Vigilanti, c’è chi dice no sul cambio del nome

Fa discutere la decisione della giunta di intitolare il teatro al tenore Renato Cioni Balestrini: «Come sostituire la Scala». Giuzio: «E allora perché non Pietri?»

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PORTOFERRAIO. Il teatro dei Vigilanti, luogo in cui si riflette la storia stessa della città. Unico nel suo genere, perché rappresenta e racchiude in sé le ultime vicende del piccolo capoluogo elbano dal XVII secolo ai giorni nostri. E’ tornato d’attualità, non per il cartellone della stagione 2015, bensì per via della scelta adottata dall’attuale giunta di cambiargli il nome. E dedicare il luogo a Renato Cioni, il celebre tenore recentemente scomparso che ha portato in giro per il mondo il nome dell’Elba e ha cantato con le più grandi artiste dell’epoca, Maria Callas compresa. La decisione è stata comunicata dallo stesso sindaco Mario Ferrari e intanto sono state avviate le pratiche burocratiche che condurranno a una tale decisione. Ma cosa ne pensa il portoferraiese doc di una simile scelta? Il giornale intende aprire un confronto, un dibattito per sentire le opinioni più varie ma soprattutto capire le ragioni che hanno spinto la giunta a ritenere che fosse arrivato il momento per cambiare il nome al più celebre e anche illustre luogo di spettacolo della città. Ma primo di procedere ripercorriamo velocemente la storia di questo luogo deputato alle rappresentazioni sceniche. Ci facciamo aiutare da uno storico, Umberto Gentini, profondo conoscitore di vicende elbane. Per scoprirne le prime tracce, bisogna risalire al governatore Orazio Borboni di Sorbello da Cortone che, nel 1617, scelse questo luogo per crearci il suo mausoleo; un secondo governatore, Gerolamo Niccolini, lo demolirà per realizzarci a croce greca la chiesa del Carmine. L’abbellirà, arricchendola con arredi sacri di grandissimo valore al punto da trasformarla in chiesa Granducale a tutti gli effetti. Nel corso dell’unico assedio di Portoferraio (1801) a opera delle truppe francesi il tempio sarà colpito da una bomba e dal 1803 sarà sconsacrato, fino a quando Napoleone Bonaparte ci metterà gli occhi addosso e lo trasformerà in teatro affidandolo alla gestione dell’accademia dei Fortunati. L’inaugurazione del teatro avvenne il 24 gennaio 1814 alla presenza del sovrano francese: 33 giorni esatti dalla sua partenza dall’isola.

«L’accademia dei Fortunati – dice Umberto Gentini – comprendeva le famiglie più in vista di Portoferraio, quali i Senno, i Bigeschi, i Foresi, i Vantini e i Lambardi e aveva il motto “A noi la sorte”. A questa subentrerà nel 1819 l’accademia dei Vigilanti con lo stemma del Gallo su fondo rosso e il motto “Ad quod expedit advigilant” (stanno vigili a ciò che è utile)».

Dopo 196 anni, ecco la proposta di sostituire il titolo. «E’ come cambiare il nome proprio a una persona – dice Leonello Balestrini, architetto che ha curato il recente restauro – E’ come se si provasse a sostituire il nome al teatro della Scala a Milano o alla Fenice di Venezia. Il nome si identifica con il luogo, senza entrare nel merito della figura e del valore intrinseco al nostro concittadino Cioni».

Antonella Giuzio, capogruppo di minoranza ed ex assessore alla cultura: «A prescindere dal valore del tenore recentemente scomparso – dice – un’intitolazione di questa portata richiede un dibattito consiliare che non mi risulta ci sia stato. Così è stato quando si è trattato d’intitolare la sala cinematografica a Nello Santi. Se proprio si vuole ricordare la figura del tenore si potrebbe fare con iniziative di intitolargli un concorso indirizzato alle scuole. E poi perché a lui e non al maestro Giuseppe Pietri, che è più consono al genere di spettacoli che si sono tenuti al teatro?».

Luigi Cignoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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