Attenzione
Ospedale, il reparto maternità a rischio chiusura
Piombino, nel 2014 ci sono stati 298 parti. Il ministro Lorenzin annuncia il taglio dei punti-nascita sotto i 500 parti, ma l’assessore regionale tranquillizza
PIOMBINO. Barga, Portoferraio, Bibbiena. E Villamarina. Sono i quattro punti nascita toscani che nel 2014 non hanno raggiunto i 500 parti. Piombino tocca a fatica i 298. Il rischio ciclico della loro soppressione è tornato in cronaca e sull’agenda politica con le dichiarazioni del ministro Beatrice Lorenzin seguite alla tragedia di Catania. «Stop alle deroghe. I reparti piccoli vanno chiusi perchè sono più insicuri», ha detto il ministro dopo la morte di Nicole. Spirata a poche ore dalla nascita per responsabilità da chiarire.
«Le parole del ministro hanno una loro validità di fondo. Dobbiamo vedere come si traducono e in quali tempi. Ma non ci colgono impreparati», commenta l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Marroni. Per il quale, intanto, su quattro sole eccezioni si può ragionare. E soprattutto si può puntare al mantenimento perchè il livello di sicurezza è adeguato. In fase di potenziamento ulteriore. Marroni non sembra preccupato. «Parliamo di eccezioni ben motivate, di reparti in cui abbiamo introdotto protocolli che consentono l’allineamento agli standard espressi da strutture più grandi. Tutte misure concordate col ministero stesso», afferma ancora l’assessore.
Tra gli elementi elencati a sostegno della tesi rientrano il monitoraggio dei parti a rischio, con lo spostamento in tempo utile delle donne nei centri specializzati, una rete di trasporti congrua e l’elicottero attrezzato per il trasferimento di neonati in difficoltà, attivo sette giorni su sette. Ad ogni ora. Anche la notte. «Una cosa è certa. Se ritenessimo i quattro punti nascita insicuri, li avremmo già chiusi», conclude Marroni.
Un commento tranquillizzante, insomma. Che fa il paio con le parole del direttore sanitario, Irio Galli: «Non traiamo conclusioni affrettate dalle parole del ministro. La questione si è presentata altre volte. La specificità delle singole realtà, qualcosa vorrà dire». L’assessore alla Sanità di Piombino assicura che, al di là delle direttive ministeriali, insieme alla Regione e all'Asl, la giunta farà il possibile per non far chiudere il reparto. Per Margherita Di Giorgi la difesa passerebbe da un modello organizzativo in grado di ottenere i numeri necessari. E addirittura di raggiungere la quota dei mille parti annui, indicata anni fa dalla direttiva del ministro alla Salute, Renato Balduzzi. Un solo ospedale articolato nei tre presìdi decentrati di Cecina, Piombino, Portoferraio.
L’assessore estende la formula a tutte le attività: «La definizione dei nuovi standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera oggi più che mai suggeriscono la necessità di avere questo tipo di organizzazione. Che dovrebbe definire, a sua volta, le specificità delle singole strutture, gli organici del personale medico ed infermieristico, le responsabilità professionali ed organizzative, favorendo parallelamente la costituzione di dipartimenti con l'azienda ospedaliera universitaria pisana». Di Giorgi è convinta che con la mobilità degli staff medici e del personale si possano affrontare le attività programmate, riducendo le liste d’attesa.
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