Gioco
Lami: «L’altoforno? Riaccenderlo sarebbe una genialata»
Ma Bruschi (Legambiente) è critico: Cevital indecisa su tutto, istituzioni e sindacati devono pretendere il piano industriale
PIOMBINO. «Ci auguriamo che Cevital riaccenda l’altoforno in attesa del nuovo ciclo, quel cuore batte ancora». Lo afferma, riferendosi al futuro della ex Lucchini, il segretario toscano Cgil, Mirko Lami, che da poco ha lasciato il suo posto di coordinatore delle rsu Fiom nello stabilimento siderurgico.
«In questi giorni abbiamo sentito spesso la voce che Cevital sta valutando la possibilità di riaccendere l’altoforno, in attesa dell’operatività di uno dei forni elettrici che saranno costruiti per tornare a produrre acciaio. Mi verrebbe da pensare - osserva Lami - che Cevital abbia letto alcuni nostri interventi sulla stampa, dove scrivevamo di non abbandonare l’unico altoforno europeo sul mare, e che la Germania stava risistemando i suoi per essere pronta alla ripresa».
Lami sostiene dunque che «sarebbe davvero una genialata riaccendere quell’altoforno dopo l’adeguato ripristino impiantistico, per produrre quella ghisa necessaria a realizzare l’acciaio di altissima qualità che serve a Cevital e a tutto il comprensorio di Piombino, per ridare quel tanto atteso lavoro nel giro di pochi mesi».
«Quei fumacchi bianchi – prosegue il segretario toscano della Cgil – che qualche anno fa erano tradotti in “fumo e pane”, possono essere utili a tutti noi e mi auguro che si riaccenda anche temporaneamente quell’altoforno senza mettere in discussione la diversificazione che Cevital intende avviare attraverso la piattaforma agroindustriale. Tra l’altro - conclude il sindacalista - in questi giorni è stato siglato un importantissimo accordo di collaborazione tra i ministeri dell’agricoltura italiano e algerino, che darebbe opportunità alla nostra agricoltura e alle attività che si possono affacciare nel porto di Piombino soprattutto attraverso una nuova logistica».
Completamente opposta la visione di Adriano Bruschi, di Legambiente, particolarmente preoccupato «per l’indeterminatezza delle dichiarazioni di Cevital» e per la mancata presentazione del piano industriale, «mentre in altri Paesi europei la presentazione del business plan è la precondizione per accedere a una gara per l’acquisto di un’azienda considerata strategica come la Lucchini».
Secondo Bruschi «quando il presidente di una società dice che non è stato ancora definito il piano energetico, che si sta valutando la possibile ripartenza dell’altoforno e che si è indecisi se costruire l’impianto di preridotto, significa che si è indecisi su tutto».
Per il dirigente di Legambiente «un piano industriale serve a valutare se la redditività dei prodotti è sufficiente a giustificare e ammortizzare gli investimenti, e alla fine delle valutazioni non è detto che gli investimenti si facciano. E su questa incredibile indeterminatezza tutti a gioire, compreso Landini, per il quale non importa se non c’è un piano, “perché siamo in presenza di chi dice che in 24 mesi ci saranno due forni”».
Bruschi è preoccupato anche dal fatto «che non si conosce da dove e a che costi Cevital avrà l’energia, mentre intanto le centrali di Edison interne allo stabilimento sono in fase di smantellamento».
Così Bruschi sollecita istituzioni e organizzazioni sindacali «a pretendere quanto prima un piano industriale completo, con tutte le componenti necessarie a valutarlo, compresi studi di mercato, prezzi, costi, prospettive, management, eventuali accordi con aziende utilizzatrici e di commercializzazione».
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