Sicurezza
Unicalce in cassa integrazione, le rsu sollecitano chiarezza
CAMPIGLIA. «Molto soddisfatti per l’appoggio ricevuto dal sindaco e dal gruppo di maggioranza. Speriamo che ci siano sviluppi positivi e che arrivino presto buone notizie da Piombino». Osservano gli...
CAMPIGLIA. «Molto soddisfatti per l’appoggio ricevuto dal sindaco e dal gruppo di maggioranza. Speriamo che ci siano sviluppi positivi e che arrivino presto buone notizie da Piombino». Osservano gli sviluppi delle trattative Cevital le rappresentanze sindacali dello stabilimento campigliese Unicalce spa, e intendono ringraziare chi, in questo momento, ha espresso solidarietà prendendo l’impegno di farsi portavoce di difficoltà e richieste. Una su tutte, fondamentale per il rilancio dell’azienda, la necessità di entrare a far parte dell’accordo di programma. Sono 22 i lavoratori da un anno in cassa integrazione, arrivata con lo spegnimento dell’altoforno (qui finiva la calce prodotta).
Le Rsu si sono appellate a tutte le istituzioni locali in grado di intercedere a loro nome nelle contrattazioni relative agli investimenti promessi da Rebrab per la ripresa dell’attività siderurgica, nella speranza di salvare i posti di lavoro. Rossana Soffritti e Campiglia Democratica tramite il capogruppo di maggioranza Stefano Sicurani, nel raccogliere l’appello, hanno garantito la presa in carico della situazione. «Aspettiamo di vedere cosa succede – hanno detto i sindacati di stabilimento - quale sarà il piano industriale e i relativi fabbisogni della produzione. Solo allora si saprà qualcosa in più, che speranze ci sono per i nostri lavoratori». Situazione stazionaria dunque: i 22 lavoratori hanno davanti altri 12 mesi di cassa integrazione straordinaria. Massima attenzione su quanto accade a Piombino, soprattutto alla luce di recenti indiscrezioni che parlano della possibilità che Cevital stia valutando l’ipotesi della riaccensione dell’altoforno. Non resta dunque che aspettare, e vedere in che modo potranno concretizzarsi gli impegni presi dal sindaco e dalla maggioranza, non solo nell’apertura di un confronto con Cevital. Soffritti e Sicurani infatti hanno sottolineato l’importanza di capire anche quali sono le intenzioni dei vertici aziendali della Unicalce sulle sorti del complesso campigliese, affinché non diventi soltanto un punto di smistamento di calce prodotta altrove: «E’ necessario che - hanno rimarcato - se l’azienda diventerà fornitrice privilegiata della Cevital, continui a produrre calce a Campiglia. In questo contesto bisogna ricordare il collegamento esistente con le cave di Campiglia, consociate del gruppo Unicalce, che ha sempre fornito allo stabilimento campigliese il calcare necessario alla produzione della calce destinata all’acciaieria». (a.m.)
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