Il Tirreno

PORTOFERRAIO

Settimana corta, tanti dubbi

Luigi Cignoni

La dirigente dell'Itcg Cerboni: garanzie sui trasporti

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PORTOFERRAIO. Vogliamo garanzie per quanto riguarda il trasporto degli studenti per raggiungere i vari centri dell’Isola». Lo dice Maria Grazia Battaglini, dirigente dell’Itcg Cerboni, commentando la lettera inviata a tutti i presidi con cui la Provincia propone, a partire dal prossimo anno scolastico, la settimana corta nelle scuole superiori, da lunedì a venerdì.
Il motivo che sorregge la richiesta di Palazzo Granducale è il risparmio: la Provincia, se andasse in porto il progetto, conterebbe di risparmiare sia sul riscaldamento, sia sul personale, sia sulla corrente elettrica. Ma come è stata accolta la proposta dagli stessi operatori scolastici elbani? «Il contenuto della lettera della Provincia – continua ancora Maria Grazia Battaglini – lo abbiamo appreso nel corso di una riunione a Livorno in Provveditorato. Vediamo, scendendo nell’atto pratico, se il programma è gestibile e realizzabile all’Isola d’Elba, tenendo conto della peculiarità dell’isola che ha in Portoferraio la sede baricentrica delle scuole superiori per studenti che provengono da vari centri e comuni isolani. Ci saranno garantiti i trasporti per consentire alla nostra popolazione di raggiungere in un arco di tempo accettabile le loro case dopo se ne sono allontanati dalla mattina presto?».
Se La Provincia alza il cartello del risparmio, i dirigenti scolastici elbani sbandierano le esigenze di organizzazione scolastica, la didattica. E non ultima a questo problema s’inserisce il secondo aspetto, quello relativo agli insegnanti, la maggior parte dei quali proviene dal continente ed è quindi pendolare.
«Trasporti e collegamenti – aggiunge ancora Battaglini – sono due aspetti che dovranno essere presi in considerazione». Eppure ai licei Foresi, di Concia di Terra e al Grigolo la settimana di studi è già corta.
Si tratta di una disposizione che è stata adottata dal collegio dei docenti, dopo aver sentito il parere del Consiglio d’Istituto. Sono già quattro anni che si attua un orario scolastico di questo tipo per le classi del biennio, sia al Classico, allo Scientifico, all’Umanistico, all’Alberghiero e al Professionale. Si tratterebbe, a conti fatti, di estendere il provvedimento inglobando il triennio. Ma non sarà un processo così scontato. Fra il corpo docente c’è chi si schiera per la settimana corta, chi invece per la settimana normale. «Aspettiamo che la dirigente – dice Nunzio Mariotti – convochi il collegio dei docenti. Ne parleremo in quella sede e prenderemo le decisioni in tal senso. La motivazione di una simile decisione deve però avere connotati di carattere didattico e non di risparmio. E poi – continua sempre il professore che insegna al liceo Foresi – siamo sicuri che si faccia un risparmio? Il personale Ata e i custodi dovranno lo stesso completare il loro orario e nei pomeriggi in cui gli istituti saranno aperti continuerà a funzionare il riscaldamento e la luce resterà accesa». Si calcola che a Livorno, per esempio, si andrebbe a risparmiare 160mila euro, se si praticasse la settimana corta. Nelle altre realtà come funzionerebbe? E poi c’è da considerare l’aspetto didattico. Orari di scuola fino all 14 con uno o due rientri pomeridiani non sono troppo pesanti? «Ma i ragazzi riusciranno a stare attenti per così tante ore in un solo giorno?».
 

 

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