Il Tirreno

Dramma indotto, rischia anche la Trailer

Alessandro De Gregorio
L'ultimo incontro tra Cevital e sindacali nazionali e territoriali (foto Pabar)
◗
L'ultimo incontro tra Cevital e sindacali nazionali e territoriali (foto Pabar)

Sono 27 i dipendenti della ditta che opera al Tve: «Dopo le promesse siamo spariti dalle trattative per rientrare in Cevital»

4 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. «Prima tante promesse, poi il silenzio. Anzi, hanno già fatto capire che dobbiamo cercarci un altro lavoro». A parlare sono alcuni dipendenti della Trailer spa, la ditta che dal 1994 gestisce la vergella prodotta alla ex Lucchini.
Sono 27 dipendenti che da anni portano a casa uno stipendio ritirando la vergella dal treno di laminazione, occupandosi della messa in magazzino e della spedizione del prodotto destinato sia al mercato nazionale che all’esportazione.
Lavorano perché il Tve lavora, ha sempre lavorato anche quando si sono fermati l’altoforno, la cokeria e gli altri impianti. Ma ora temono di andare a casa.
Dopo il sospirone di sollievo per l’acquisizione delle acciaierie da parte di Cevital, dopo gli investimenti e i progetti annunciati, dopo i sogni insomma si comincia a tornare con i piedi per terra. Il piano industriale che non arriva, le idee che appaiono non chiarissime, i diritti sindacali da rinegoziare, il numero dei lavoratori da ricollocare.

La Trailer è solo una delle ditte che, invitate a restare sul territorio, ora rischiano di chiudere con Piombino. E quindi di licenziare i propri dipendenti. Cevital non rinnoverà parecchi contratti e non c'è posto per tutti i dipendenti diretti, figuriamoci per gli indiretti. Né per le bonifiche, né per la logistica o l’agroalimentare.
Sono venuti in redazione tre di questi dipendenti della Trailer: Giovanni Dattile e i delegati sindacali Andrea Battistini (Uiltrasporti) e Sergio Sandroni (Filt Cgil).

«Noi abbiamo assistito in silenzio alla trattativa Cevital - spiega Battistini - in quanto ci era stato assicurato che chi parlava lo faceva anche per noi, che non ci sarebbero state differenze fra i dipendenti diretti e quelli delle ditte di appalto, che sarebbero stati salvati tutti i posti di lavoro, che non sarebbero stati lasciati per strada morti e feriti. E così noi, che ancora abbiamo il nostro posto di lavoro perché il nostro reparto è uno dei pochi ancora in funzione, abbiamo continuato ad avere fiducia. Credevamo che chi portava avanti le trattative si sarebbe occupato anche di noi, che non ci sarebbe stata concorrenza né sarebbero state fatte differenze fra i dipendenti Lucchini e “gli altri”».

«Ci era stato assicurato - riprende Sandroni - che laddove il nuovo acquirente non avesse voluto rinnovare gli appalti, e quindi laddove la Trailer avesse dovuto lasciare, il personale sarebbe stato ricollocato, assorbito da Cevital come tutti i dipendenti Lucchini. Ciò perché, a detta degli stessi rappresentanti che hanno portato avanti fin qui le trattative, non avrebbe senso, per salvare il lavoro di 27 operai Lucchini, buttarne a mare 27 Trailer».

Invece, dice Sandroni, sarebbe già cominciata una guerra tra disperati: «Oggi non si parla più di noi nelle trattative. Siamo stati tagliati fuori come se il problema fosse solo nostro. Ci viene riferito che se si deve salvare qualcuno si salveranno gli operai ex Lucchini e Lucchini servizi. Sono solo voci di corridoio? Non crediamo. In nessuno degli incontri in programma, né di quelli che si sono svolti di recente, sono state convocate le ditte interessate, né i relativi rappresentanti sindacali. E il silenzio è calato su di noi. Eppure nelle assemblee precedenti all’accordo che ha portato all’acquisto di Cevital c’eravamo anche noi. Abbiamo partecipato agli scioperi, alle manifestazioni, agli incontri. E anche a noi il sindaco, il presidente della Regione e i sindacalisti dei metalmeccanici avevano assicurato che la nostra posizione sarebbe stata tutelata al pari di tutti gli altri. Cosa è cambiato nel frattempo?».

«Anche noi abbiamo famiglie che contano sul nostro reddito - aggiunge Battistini - Anche noi abbiamo una dignità di lavoratori che non possono trovarsi all’improvviso in mezzo a una strada. Davvero se 27 operai Lucchini potranno avere il nostro lavoro questo potrà essere considerato un successo per i sindacati o per le autorità? Sono posti di lavoro salvati quelli che comportano la rovina di altre 27 persone? Dov’è finito il “tutti dentro o tutti fuori”? Riguardava anche noi quando ci è stata richiesta solidarietà per i dipendenti Lucchini. Non ci riguarda più adesso che tutta l’attenzione sembra rivolta a migliorare il trattamento economico di chi è dentro mentre si lascia affogare chi, come noi, non è ancora in salvo?».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web