Il Tirreno

La famiglia di “Igui” non si rassegna

di Alessandro De Gregorio

Attraverso l’avvocato, la madre di Francesco Leggieri chiede alla Procura nuovi accertamenti sulla morte del figlio

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PIOMBINO. Loro non si rassegnano. La madre, soprattutto. Gli amici. E l’avvocato Carlo Castaldi.

Da cinque mesi esatti chiedono di sapere se Francesco è morto davvero da solo o se c’era qualcuno con lui.

Ora tornano anche indietro, chiedendo pure di sapere di cosa è morto. Perché hanno appena letto il referto autoptico e quelle quattro righe hanno fatto tutto fuorché dissipare i loro dubbi.

Il protagonista di questa vicenda è, anzi era, Francesco “Igui” Leggieri, il trentacinquenne trovato senza vita il 16 settembre dello scorso anno nel suo appartamento di via De Amicis. Morte per cause naturali, si disse al termine degli accertamenti condotti dalla polizia. Eppure Leggieri era giovane e non risultava che soffrisse di qualche patologia, come confermò il suo medico curante. La Procura non dispose l’autopsia ma la madre, Aura Mettini, ne fece richiesta all’Asl.

L’autopsia. Il referto autoptico firmato dal dottor Andrea Baldanzi porta la data del 4 dicembre. In quel referto, che l’avvocato Castaldi è riuscito a ottenere soltanto martedì scorso, vengono indicate le conclusioni diagnostiche: «Focolaio di infarto miocardico acuto della parete anteriore del ventricolo sinistro e del ventricolo destro. Esiti fibrosi di pregresso infarto del miocardio del setto interventricolare. Edema polmonare con aree di congestione. Stasi cronica poliviscerale riacutizzata».

«Conclusioni che non ci dicono di cosa sia morto Francesco - commenta l’avvocato - per questo abbiamo chiesto una consulenza a un medico legale romano, la dottoressa Alberta Niccolai».

«Voglio sapere». «Tenete accesa la nostra speranza - ripete la madre - perché io ho il diritto di sapere come è morto mio figlio, se era solo e cosa è successo non solo quella notte, ma in quei giorni».

L’ultimo giorno di vita. Torniamo dunque a settembre. Il 15 è un lunedì e Leggieri (che lavorava alla pizzeria Il Porticciolo) è di festa.

Un’amica sostiene di essere andata con lui a Firenze, in auto. Partenza da Piombino alle 15, ripartenza alle 18,30. Gli orari sarebbero confermati dagli scontrini del parcheggio e dell’autostrada. La ragazza racconta di essere stata accompagnata al parcheggio di via Gori all’una di notte e di aver scambiato con Francesco alcuni messaggi su Whatsapp, intorno all’una e mezzo. Anche qui, ci sono gli screenshot a confermarlo.

A quell’ora Francesco non chatta solo con lei ma anche con un’altra ragazza, alla quale dà la buonanotte alle 1,32. E’ il suo ultimo messaggio.

Trovato morto. L’indomani, Leggieri non si presenta al lavoro. Così comincia un giro di telefonate tra il datore, la madre e il padrone di casa che ha una copia delle chiavi. Alle 18 il padrone di casa entra nell’appartamento del giovane e trova Francesco sul letto, supino, ormai morto. Ha solo una maglietta tirata su. Le mutande sono nel corridoio. Accanto a lui, sul lato sinistro del letto, due posacenere pieni di cicche. Sul comodino, sempre sul lato sinistro, un babydoll rosso.

In terra ci sono i cocci di un bicchiere. Si pensa che siano stati i due gatti di Francesco a farlo cadere. Ma il bicchiere è di vetro spesso, robusto, e il comodino molto basso.

La famiglia. Attraverso l’avvocato, la madre di Francesco fa pressioni sulla Procura affinché il caso non venga archiviato. Poi deposita una querela contro altre persone, che avrebbero avuto forti dissidi con il figlio.

Infine, e siamo a oggi, l’avvocato Castaldi scrive al sostituto procuratore Arianna Ciavattini chiedendo, tra le altre cose, che la versione dell’amica venga messa a confronto con quella di un’altra persona, un uomo: questi avrebbe visto Leggieri a Piombino nel pomeriggio del 15, nelle ore in cui secondo la ragazza doveva essere con lei a Firenze.

Cellulari. La madre chiede che vengano fatti accertamenti anche su altri cellulari di Francesco: altri due, e non solo su quello trovato in camera sua. Telefonini che sarebbero stati nella disponibilità dell’amica e della seconda ragazza di cui dicevamo.

Questi due cellulari, di cui uno restituito alla madre di Francesco dopo essere stato formattato, ora sono custoditi nello studio dell’avvocato Castaldi. Studio dove martedì notte qualcuno ha provato a entrare forzando con un piede di porco la porta blindata. Lo ha raccontato l’avvocato ai carabinieri, l’indomani, firmando una denuncia contro ignoti.

L’unico cellulare sul quale sono stati fatti accertamenti è dunque quello trovato in camera della vittima.

Un messaggio. E su questo cellulare c’è un messaggio di qualche giorno prima, il 12 settembre, inviato da Francesco alla seconda ragazza.

Il testo: «E’ successa una cosa che non ti ho detto qualche notte fa. Sinceramente non lo sa nessuno, ma mi sono veramente cacato addosso. Ho veramente avuto paura di rimanerci secco. E la cosa mi ha dato da pensare. Non te l’ho detto perché non volevo che tu ti preoccupassi. Questo mi ha fatto valutare un po’ le cose. Non ce l’ho con nessuno in particolare. Ma voglio valutare bene chi avere intorno a me».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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