Sicurezza
Occhio alle truffe dei bollettini
Dopo la Servidea, la Daxit di Sassari: molte aziende ci sono cascate. La Camera di commercio: non pagate
CAMPIGLIA. Nuove segnalazioni di bollettini “truffa” a Campiglia, e non solo. Dopo il caso del residente venturinese che qualche settimana fa si è visto recapitare la richiesta di pagamento di 309,87 euro dalla Servimpresa srl, altri bollettini postali simili sono arrivati a nuovi titolari di partita Iva appena iscritti al registro delle imprese della Camera di Commercio. E oltre a Servimpresa stavolta spunta anche un altro mittente, la società Daxit, di Sassari: la prima chiede il pagamento della quota per la registrazione a un portale web (multiportale.it) proposta alle ditte iscritte alla Cciaa, la seconda invita a versare l'importo di 298,63 euro per «l’inclusione nell’elenco delle ditte italiane operanti in Europa in ambito Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato». Diciture che, insieme alla causale indicante “iscrizione”, hanno già tratto in inganno molti imprenditori italiani, convinti di pagare un contributo camerale obbligatorio. Da un po’ nel mirino di queste imprese sono finiti artigiani e commercianti campigliesi, ma anche del resto della provincia. È bastato interpellare alcuni commercialisti infatti per rendersi conto che in zona queste richieste di pagamento sono arrivate numerose. Si tratta di pratiche ingannevoli, e a nulla è valso il rilievo dato anche a livello nazionale dal programma “Le Iene”, che nei mesi scorsi aveva smascherato la società Kuadra srl (con sede in Campania, sanzionata nel 2014 con 100mila euro dal Garante della concorrenza e del mercato) - poi diventata Servimpresa srl – per aver messo in atto una truffa postale che le ha fruttato almeno 85mila euro al mese. Stessa modalità viene utilizzata anche dalla Daxit, che già dal 2011 inviava questo tipo di bollettini ai titolari di partite Iva aperte da poco. «Le liste degli iscritti al registro imprese sono pubbliche, quindi chiunque può accedervi – è quello che hanno ripetuto gli studi commercialisti consultati -. Questi bollettini fino allo scorso anno erano molto più frequenti, ma anche ora pare abbiano ripreso ad arrivare più spesso a ditte appena iscritte. Anche più di un bollettino, da diversi mittenti, allo stesso intestatario. Abbiamo avvertito i nostri clienti di rivolgersi a noi quando li ricevono, e di non pagare perché la Camera di Commercio non manda simili richieste». A trarre in inganno è la forma in cui i bollettini sono stampati, e solo a una lettura più approfondita si capisce che si tratta di una proposta commerciale e non legata alla Cciaa: cosa che, poiché è specificata, seppur in caratteri minuscoli, renderebbe inutile o vana qualsiasi richiesta di rimborso nel caso chi ha pagato si accorge dell’errore fatto. La stessa Camera di Commercio di Livorno prende le distanze da simili episodi. «Si rende noto che – si legge in un avviso inviato in questi giorni ad aziende locali - stanno circolando delle comunicazioni da parte di alcune società commerciali che richiedono il versamento di somme di denaro per “quota iscrizione” da accreditarsi su conto corrente postale. Tali richieste non hanno alcuna relazione con la Camera di Commercio di Livorno».
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