Il Tirreno

In vendita Villa L’Hermite, è quotata 4-5 milioni

di Cecilia Cecchi
Un'immagine della Villa il Canaletto sul promontorio che chiude il golfo di Salivoli e lo separa dalla Punta di Cittadella
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Un'immagine della Villa il Canaletto sul promontorio che chiude il golfo di Salivoli e lo separa dalla Punta di Cittadella

Costruita nel 1926 dall’architetto barone, poi ceduta alla famiglia Lippi-Calonaci
Dal Canaletto passa la crescita urbana della città verso Salivoli legata alla siderurgia

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PIOMBINO. Sempre terrazza affacciata sulle isole. Quella di Villa il Canaletto, un’altra residenza storica in città, proprio come già Villa Vittoria, in vendita nel sito per immobili di alto pregio Lionard Exlusive Real Estate, con sede a Firenze (ma pure all’agenzia Cerri di Piombino). A picco sul mare oggi quotata tra i 4 e 5 milioni. Realizzata e a lungo appartenuta al barone L’Hermite è stata acquistata, una quarantina di anni fa, dalla famiglia Lippi Calonaci.

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Tra gli edifici più antichi della Piombino moderna. La zona dove sorge (Il Canaletto) deve il nome al rio di acqua dolce che la attraversa, e che sfocia in mare all’altezza della villa.
Oggi il ruscello è sotterraneo, ma si rivela irrigando la vegetazione e, a volte, con stagni e pozzi. Proprio per utilizzarne l’acqua, già nel 1800 sulla riva del Canaletto era stato edificato un mulino (la macina in pietra è nel giardino della villa).
Tutto documentato pure sul web da Lionard.


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Tant’è che nel 1924, sull’onda della crescita demografica legata alla neonata attività siderurgica (e nell’ambito della valorizzazione della provincia di Livorno voluta da Costanzo Ciano), il Comune di Piombino varò un piano regolatore che prevedeva l'espansione urbana nella zona a nord del centro storico, verso la valle del rio Salivoli.
Ed ecco che Villa il Canaletto fu progettata e costruita nel 1926 dal barone l’Hermite su terreni di proprietà. Fiorentino e di antica nobiltà fiamminga, il barone ed architetto Vittorio L’Hermite costruì la sua “dimora marina” secondo i canoni classici dell’architettura toscana, del tutto inconsueta nella zona di Piombino (eccezion fatta, forse, per la villa De Stefano di Populonia).
Qui fu costruita con una struttura a bastione che sfruttasse e sostenesse l’andamento della falesia, in posizione dominante sul piccolo promontorio che chiude il golfo di Salivoli e lo separa dalla Punta di Cittadella.
I materiali usati sia per la struttura esterna, sia per gli interni (pietra viva, pietra serena, marmo, legno intarsiato) conferiscono grande solidità all’edificio e testimoniano la cura del barone nel realizzarlo per sé.


Anche il giardino mediterraneo fu ideato con accortezza, ed organizzato in una struttura a ripiani che sfruttasse ed esaltasse insieme il degradare del terreno; la massiccia presenza del tufo, lasciato a vista, regala un’aura antica, un po’ “etrusca”, ad alcuni angoli del parco.

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L’attuale ingresso sul viale Amendola - quello originario, posto a 90° rispetto all'attuale, correva perpendicolare al lato nord dell'edificio - è costeggiato da due aree verdi. In generale, la vegetazione del giardino è quella tipica mediterranea: buganville, tamerici, olivi, palme, fichi d'india, agavi, mirti e lentischi. Il parco copre circa mezzo ettaro. La piscina è stata ricavata dagli attuali proprietari sfruttando una preesistente pozza d’acqua. In passato, questa zona del giardino era stata adibita a piccolo anfiteatro, dove venivano allestiti spettacoli musicali e teatrali all’aperto. La struttura interna della villa si sviluppa su tre piani, più una mansarda ed un solaio (in tutto 600 mq.). In origine il piano più basso, a pochi metri dalla riva del mare, era destinato ad alloggio per gli ospiti e per i domestici.

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Storia, bellezza natura.
Insomma un’altra dimora di rappresentanza dove già non sono mancati i primi curiosi acquirenti. E chissà che a breve - visto che a Villa Vittoria c’è già stato - una visita non la faccia il presidente Cevital, Issad Rebrab, che ha già dimostrato interesse pure per il recupero dell’ex Hotel Centrale.

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