Sicurezza
Cevital: «Acciaio nel giro di due anni»
Rebrab rassicura i sindacati nazionali sugli investimenti ma i dettagli dell’operazione restano ancora imprecisati
PIOMBINO. Tutti contenti al termine dell’incontro tra i vertici nazionali di Fim Fiom e Uilm (presenti anche i segretari provinciali Fausto Fagioli, Luciano Gabrielli e Vincenzo Renda e i coordinatori rsu), il presidente di Cevital, Issad Rebrab, il suo braccio destro Farid Tidjani, il sindaco Massimo Giuliani, che da mesi segue la vicenda delle acciaierie a tempo pieno, e il capo del personale ex Lucchini, Riccardo Grilli.
Il sindacato perché incassa la conferma degli investimenti per la nuova acciaieria e la promessa che entro 10 giorni – parola del segretario Uilm Mario Ghini – finalmente verrà presentato il piano industriale, finora riassunto in una pagina striminzita priva di tempi e modi d’intervento.
La nuova proprietà delle acciaierie invece trova motivi di soddisfazione nel coinvolgimento dei massimi livelli del sindacato dei metalmeccanici (Maurizlio Landini della Fiom, Sandro Pasotti, coordinatore Fim e appunto Mario Ghini) non tanto nella trattativa in corso su occupazione e accordi aziendali (azzerati da Cevital), quanto nell’azione di spinta nei confronti del governo su uno dei temi centrali di tutta l’operazione, e cioè il costo dell’energia. Una pressione nei confronti del ministero dello Sviluppo economico che sindacati istituzioni stanno esercitando – combinata con le previsioni dell’Accordo di programma per Piombino – per ottenere un prezzo molto più basso dell’energia rispetto a quello attuale riservato alla ex Lucchini, insostenibile per chi produce acciaio con i forni elettrici. Un costo più basso ma che sia anche lo stesso per tutti i produttori.
«Spero i sindacati siano soddisfatti perché abbiamo un piano industriale eccellente – ha detto Rebrab rispondendo alle domande dei giornalisti – che sarà in grado di portare la produzione annua di acciaio e due milioni di tonnellate e forse di più. Stiamo investendo in tecnologie di ultima generazione per trasformare il sito di Piombino in uno stabilimento moderno, competitivo e duraturo nel tempo».
Fin qui la conferma degli impegni generali, mentre i dettagli della complessa operazione restano ancora indecifrabili: «Il piano energetico? No, non lo abbiamo ancora definito», ha risposto Tidjani ai cronisti. E sul preridotto prodotto in Algeria che doveva essere una carta vincente dal punto di vista della convenienza economica e che invece ora pare accantonato? «Non abbiamo ancora deciso», ha detto ancora il consulente del presidente Rebrab, che poi ha confermato «di aver valutato la possibile ripartenza dell’altoforno, ma così come stiamo valutando tante cose». Cevital, sempre per bocca di Tidjani, spiega di «aver già preso contatti con le aziende più importanti per la realizzazione degli impianti», e quindi di fatto per far scattare gli ordini dal primo aprile. E la tempistica degli interventi? «Partiremo immediatamente dopo la presa di possesso – ha risposto – ma non inizieremo da qualcosa in particolare, tutto deve andare insieme, se no ci vorrebbero 10 anni, mentre noi vogliamo essere pronti in due anni a produrre acciaio».
Oggi intanto riparte il confronto tra azienda e rsu sulla situazione nella logistica e al tpp, poi si passerà agli altri reparti. Dal 18 al 20 il confronto finale tra i vertici Cevital e i segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm.
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