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Troppi selfie e chat durante le lezioni, allarme alla “Guardi”

Cecilia Cecchi
L'ingresso della scuola media Guardi
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L'ingresso della scuola media Guardi

Il dirigente scolastico della media piombinese, Maurizio Grassi, riunisce studenti e genitori

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PIOMBINO. Cyberbullismo o uso improprio degli smartphone, tra raffiche di selfie e ingiurie, all’ordine del giorno tra i banchi delle prime di scuola media, come non è mai stato. In dicembre il dirigente scolastico Maurizio Grassi l’aveva fatto presente ai delegati di classe (convocati per un confronto subito dopo la loro elezione, vista l’emergenza in corso) che a loro volta - sabato mattina - hanno invitato a parlarne nella sede della media “Andrea Guardi” di via Togliatti i genitori delle tre prime D, F e G.

Settantacinque gli studenti delle prime, in sala una quarantina di genitori, tante coppie. «Comunque un numero onorevole – ha commentato Grassi – Si avverte l’importanza dell’argomento». Assente perché in procura l’ispettore Antonio Solito (ufficio minori-squadra anticrimine) che però nel prossimo futuro non mancherà - come sempre da anni - di incontrare i ragazzi nelle classi.

«Grazie per avermi invitato, importante allargare la discussione – ha aggiunto Grassi – La situazione è complessa: tanti i ragazzi che usano i cellulari in classe, selfie, foto, video. Offese di genere con ragazzi con complessità, offese ai genitori o agli insegnanti. Tutto condiviso immediatamente su Whatsapp. Parte delle chat – ha detto – non nascono a scuola, ma poi è da noi che i ragazzi arrivano e ce le mostrano, e li dobbiamo gestire. Recepiamo le problematiche di ragazzi che si offendono a vicenda. Ma non c’è più un dentro e un fuori dalla scuola, ecco perché da soli non ce la possiamo fare. Avete un chiaro controllo – ha chiesto Grassi – di che uso fanno i vostri figli dei bellissimi cellulari di cui li dotate? Di come usano la rete con tutte le implicazioni dal bullismo ai reati in essere, al diritto d’immagine o la pedofilia? Sapete voi e loro sanno a cosa si va incontro se qualche genitore o un professore decide di procedere con un esposto denuncia a cui poi si deve far fronte con un minimo di 20-30mila di spese? Educazione e formazione, una partita che dobbiamo giocare insieme perché siamo dalla stessa parte».

Eccolo il patto di corresponsabilità, la prevenzione non solo repressione. Presa di coscienza, educazione. La parola ai genitori di ragazzi che si sono stupiti dinanzi alle implicazioni legali e che hanno scelto da soli di non portare più il telefonino a scuola; c’è chi concorda che parte del problema potrebbe essere risolto proprio così. Ma non manca la controparte che si sente rassicurata dal figlio ovunque connesso (e non reietto dalla società web). D’accordo, alla fine, nel definire valido l’incontro; consapevoli che i ragazzi possono sempre stupirci non in positivo, pure che le norme ci sono, il problema esiste e non riguarda unicamente gli altri.
 

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