Toscana
Proposta di Asiu a Cevital per salvare l’impianto Tap
Tutto ruota attorno a 220.000 tonnellate di materiali di scarto da anni ammassati nella fabbrica: potrebbero essere utilizzati per produrre “conglomix” da utilizzare per bonificare l’area
PIOMBINO. La ripartenza dell’impianto Tap (Tecnologia ambientale pulita) ruota attorno a 220mila tonnellate di materiale di scarto della Lucchini che, da anni, è ammassato in un’area denominato Li53, all’interno del perimetro della fabbrica.
Materiale che potrebbe essere trasformato in “conglomix” ed essere sfruttato per la copertura delle aree da bonificare.
Proprio di queste 220mila tonnellate e delle prospettive di Tap in questi giorni hanno parlato Fulvio Murzi, presidente di Asiu, Piero Nardi commissario Lucchini e gli emissari di Cevital.
Lo stesso Murzi, che abbiamo incrociato proprio mentre andava a uno di questi incontri, non si sbilancia più di tanto. Ma ammette di aver presentato a Cevital un progetto che consentirebbe a Tap di ripartire e agli algerini di risparmiare in prospettiva parecchi soldi per le bonifiche: «Abbiamo un progetto interessante e vantaggioso per tutti. Ci rivedremo fra qualche giorno per capire se, come credo, da parte di Cevital ci sia la volontà di andare avanti».
Per capire va fatto un passo indietro. Le 220mila tonnellate sono ammassate lì da prima della gestione commissariale. E rimuoverle costa parecchi soldi. Il primo accordo con Lucchini per la Tap prevedeva che l’azienda avrebbe riconosciuto 21 euro a tonnellata, pari al costo industriale di produzione del “conglomix”. In sostanza Tap avrebbe prodotto a costo zero, traendo poi il guadagno dalla vendita del materiale.
Adesso quelle 220mila tonnellate nessuno le vuole. Il commissario perché prodotte prima del suo arrivo. Il pubblico perché non vuole pagare un costo che andrebbe imputato ai privati responsabili, peraltro a distanza di tanto tempo difficilmente individuabili.
E neppure le vuole Cevital che non ha opzionato per l’acquisto l’area, la Li53, sulla quale sono stoccati i materiali.
La proposta di Asiu a Cevital, però, andrà vista in prospettiva. Adesso “acquistando” i materiali avrebbe un costo immediato ma consentirebbe alla Tap di ripartire.
In un secondo momento, però, potrebbe utilizzare il “conglomix” prodotto come materiale di copertura delle aree da bonificare, a un costo decisamente inferiore del normale cemento. E, infine, avrebbe a regime un impianto per lo smaltimento delle scorie che costa molto meno di qualunque altra destinazione. I numeri non li conosciamo ancora, ma investendo intorno ai 4 milioni di euro subito, Cevital ne risparmierebbe alcune decine. E salverebbe l’impianto Tap.
@guifiorini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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