Il Tirreno

SIDERURGIA

Ex Lucchini, per 400 superminimo a rischio

Un operaio Lucchini accanto ai rotoli di vergella (foto Paolo Barlettani)
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Un operaio Lucchini accanto ai rotoli di vergella (foto Paolo Barlettani)

Via al confronto su occupazione e accordi aziendali, azzerati da Cevital. Uno studio sulla ripartenza dell’altoforno, ma l’ipotesi incontra troppi ostacoli

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PIOMBINO. L’incontro con i rappresentanti del reparto Sts (servizi tecnici di stabilimento) ha dato il via ai confronti tra Cevital e rsu ex Lucchini, un modo per fotografare la situazione occupazionale e le esigenze nei vari settori dello stabilimento, prima della discussione finale tra i vertici dell’azienda algerina e i sindacati, sui temi dell’occupazione ma anche sugli accordi aziendali che il gruppo algerino ha azzerato.
Il primo confronto tecnico di ieri sarà seguito il 12 da quello sui laminatoi, mentre l’11 è fissato l’incontro tra il presidente Issad Rebrab i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm.

Se il tema dell’occupazione resta ovviamente centrale, vista la differenza tra i 1860 lavoratori che Cevital intende riassumere e i i 2200 della vecchia proprietà, a far discutere i dipendenti di Lucchini e Lucchini Servizi, c’è pure la questione degli accordi che gli algerini considerano decaduti. E in particolare quella dei cosiddetti Adp, cioè quegli accordi ad personam che rappresentano una sorta di superminimo e che interessano all’incirca 400 lavoratori, tra quadri e impiegati, tra i quali sono compresi anche i capireparto. Per molti di loro gli Adp costituiscono una parte consistente del reddito, che in alcuni casi rappresentano il riconoscimento della responsabilità di uffici o settori. Situazioni molto spesso disomogenee, comunque, sulle quali per il sindacato pare difficile affrontare una trattativa in grado di metterle tutte sullo stesso piano.

Cevital allo stesso tempo sembra disposta a discuterne, ma il timore di questi lavoratori è che ciò possa avvenire solo dopo la firma dell’accordo complessivo, riducendo quindi la capacità di trattativa dopo aver escluso un’intesa preliminare che salvi quelli che vengono considerati diritti acquisiti. Mensa, scatti di anzianità e cassa mutua sono invece temi di interesse generale su cui i sindacati sembrano convinti che un accordo sia comunque possibile.

Intanto proseguono saggi e verifiche di Cevital in varie zone del perimetro industriale ex Lucchini. E in questo quadro è maturato uno studio – curato dalla società Danieli – sulla possibile ripartenza dell’altoforno. Le difficoltà e i costi per reperire materiale per i laminatoi, e i tempi lunghi per la realizzazione dei forni elettrici, avrebbero suggerito di fare una valutazione: per rimettere in marcia l’altoforno occorrerebbero 6-8 mesi e qualche decina di milioni, l’ipotesi era quella di usare un altoforno (capace di produrre acciaio di qualità) e un forno elettrico per sua natura molto flessibile.

Tra l’altro in questo momento il minerale per l’altoforno ha costi molto bassi, al contrario del rottame (visto che l’idea del preridotto pare accantonata) per i forni elettrici. Ma le troppe complicazioni, ad esempio quella di non avere una cokeria, perché secondo i tecnici quella ex Lucchini difficilmente potrebbe ripartire, pare abbiano convinto gli algerini ad accantonare il progetto. (cloz)

IL COMMENTO
Ora però serve un timoniere

DI CRISTIANO LOZITO
La vastità del piano Cevital – acciaieria, agroindustriale, logistica portuale – con gli imprevisti che proprio la sua imponenza comporta, è senz’altro la più valida se non l’unica spiegazione a questa fase ondivaga delle strategie algerine riguardo al percorso per arrivare alla produzione dell’acciaio. Prima lo sbandieramento del “preridotto” per alimentare i futuri forni elettrici, illustrato come un sistema vincente per rendere economici e remunerativi sistemi di produzione così energivori. Poi una brusca frenata, per ragioni al momento misteriose, sempre che sotto non ci sia un accordo con Gozzi e i siderurgici bresciani che un impianto di preridotto propongono di realizzare a Piombino. Quindi lo studio sulla possibile – e clamorosa – ripartenza dell’altoforno, visto il costo e la difficoltà di reperire materiale da laminare, studio che sembra alla fine sia finito nel nulla per le tante difficoltà che il progetto comportava. In mezzo la presentazione di una sorta di memorandum di una paginetta spacciato come un piano industriale. Ecco, l’impressione è che Issad Rebrab, uomo peraltro di enorme esperienza, abbia avuto fin qui tanti consulenti-consiglieri. Ma ora è venuto il momento, per dar corpo a un’impresa così complessa nei tempi stretti che Cevital si è data, che il presidente Rebrab faccia una scelta chiara e importante: quella di un amministratore delegato, un capo, che prenda il timone del progetto fissando tempi e modi per la sua realizzazione.

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