Il Tirreno

turismo

L'albergo diffuso? Per l'Elba va bene

Luca Centini
Turisti in attesa dell'imbarco per l'Elba (F. Barlettani)
◗
Turisti in attesa dell'imbarco per l'Elba (F. Barlettani)

Il presidente degli albergatori dell'isola, Massimo De Ferrari approva  le novità della legge regionale: "Il vero problema sta nella mancata classificazione delle case date in affitto. Dovremmo attribuire le stelle anche agli appartamenti"

3 MINUTI DI LETTURA





PORTOFERRAIO. «L’albergo diffuso? Non è un male assoluto all’Elba se regolamentato nel modo adeguato. Sono piuttosto le seconde case ad aver bisogno di una classificazione urgente». Massimo De Ferrari, presidente degli Albergatori dell’Isola d’Elba, usa queste parole per commentare, a caldo, le novità introdotte dal testo unico del turismo, appena approvate dalla giunta regionale della Toscana.

Una proposta di legge che, in particolare, crea delle possibilità concrete per trasformare in “quasi” alberghi, ma senza gli stessi obblighi perfino gli appartamenti al mare o i monolocali nei centri storici. La legge offre anche le possibilità di mettere in piedi associazioni di proprietari che affittano case o camere all’interno di un palazzo o magari di un intero paese, come per i sempre più richiesti “alberghi diffusi”. Un tema che, all’Elba, è centrale, visto che sono già due i Comuni (Rio nell’Elba e Marciana) che hanno messo in piedi dei progetti per riqualificare i centri storici dei due paesi. In Toscana la proposta di legge ha fatto infuriare le associazioni di categoria e i titolari delle strutture ricettive.

«La legge favorisce gli abusivismi e crea una concorrenza sleale nei confronti degli alberghi». L’opinione di Massimo De Ferrari, presidente dell’associazione Albergatori dell’Isola d’Elba, è più pacata. «Non credo che la possibilità di realizzazione di due alberghi diffusi sia una minaccia per le strutture ricettive dell’isola d’Elba. Forse le criticità si ravvisano con più intensità in altre parti della Toscana e, in special modo, nelle grandi città – spiega De Ferrari – è chiaro che queste nuove realtà, se nasceranno, dovranno essere regolamentate nel modo adeguato. Credo tuttavia che rappresentino un nuovo modo di fare turismo e di riqualificare un patrimonio, come quello dei centri storici, che rischia di disperdersi. È ovvio, tuttavia, che se si dà la possibilità di fare alberghi diffusi ovunque, anche in campagna, allora non va più bene».

Il presidente degli Albergatori ritiene che il vero problema sia rappresentato da una certa tipologia di seconde case. «Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, visto che ci sono parecchi proprietari che garantiscono ottimi standard di servizi e pubblicizzano gli appartamenti su Internet – spiega – ma c’è sempre chi, al contrario, affitta appartamenti in modo completamente deregolamentato». Già in passato gli albergatori elbani avevano proposto alla Regione l’idea di una classificazione puntuale delle seconde case presenti sul territorio elbano. «L’idea era quella di attribuire le stelle, usate per gli hotel, anche per i Cav (case e appartamenti per vacanze) – spiega De Ferrari – non è semplice, ma in questo modo si potrebbe ridurre in modo significativo l’offerta turistica in nero e, al tempo stesso, dare un contributo informativo al turista che, al momento della prenotazione, potrebbe conoscere il livello di servizi garantiti».

La proposta di legge sul turismo non si limita a spingere il settore del turismo extra-alberghiero ma riattribuisce le competenze (alla Provincia resta solo la gestione delle statistiche turistiche), spostando l’asticella dalla parte dei Comuni, a cui vengono attribuite le funzioni in materia di agenzie di viaggio e turismo, classificazione strutture ricettive e stabilimenti balneari, con procedure semplificate. La promozione passa ai Comuni che vengono spinti verso le gestioni in forma associata del turismo. In questo senso l’Elba ha giocato di anticipo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa