Il Tirreno

casagli (università di firenze)

«Troppo zelo della Provincia, ora si rischia un contenzioso»

RIO MARINA. «Zelo eccessivo e interpretazione ottusa delle norme burocratiche». Nicola Casagli, docente ordinario del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, non ha certo...

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RIO MARINA. «Zelo eccessivo e interpretazione ottusa delle norme burocratiche». Nicola Casagli, docente ordinario del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze, non ha certo apprezzato la decisione della Provincia di Livorno che, il 2 febbraio, ha scelto di aprire le buste (in realtà ne è pervenuta solo una) dell’asta pubblica per il 75% delle quote della società Parco minerario.

Un’apertura a cui è seguita l’aggiudicazione provvisoria delle quote della società alla cordata di imprenditori privati, nonostante il diritto di prelazione esercitato dal Comune di Rio Marina, che aveva chiesto ufficialmente di sospendere l’asta. La provincia assicura che l’apertura delle buste non pregiudicherà l’effetto della prelazione esercitata dal Comune di Rio Marina. Ma nelle ore successive all’aggiudicazione la preoccupazione, sia del Comune, sia dell’Università di Firenze, è legata all’eventualità di un contenzioso . «La decisione della Provincia è sbagliata, dopo che il consiglio comunale ha deliberato di voler esercitare il diritto di prelazione comunicandolo alla stessa Provincia – racconta il professore universitario – adesso c’è un rischio concreto che si possa creare un contenzioso legale. Non capisco tutto questo zelo da parte della Provincia che secondo lo statuto avrebbe dovuto proporre al socio (il Comune ndr) l’acquisto delle quote. Il Comune ha esercitato il diritto di prelazione e, nonostante questo, l’asta si è fatta comunque, pur contro a quanto stabilito nello statuto della società. Secondo me, in questo modo, si rischia di perdere un’occasione importante per il rilancio della società Parco».

Il dipartimento di Scienze della Terra di Firenze, fin dallo scorso febbraio, era stato coinvolto in un progetto di valorizzazione del Parco, assieme al museo di storia naturale di Firenze, la Provincia e la società Parco. Un progetto di tipo completamente diverso rispetto a un interesse di una cordata privata che, evidentemente, punta principalmente all’estrazione e alla commercializzazione del minerale.

«Con lo scioglimento della Provincia abbiamo perso il nostro interlocutore – spiega Casagli – in questi mesi il presidente della società non si è fatto vivo, fino a quando la Provincia ha avviato, in modo burocratico, l’alienazione delle quote. Così l’accordo con l’Università di Firenze, di fatto, è stato minato alla sua base. E in caso di contenzioso non sarà possibile riavviare questo tipo di ragionamento».

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