Sicurezza
Musica vietata: la polemica cresce
Sì alla sicurezza, ma per gli addetti ai lavori «si dovrebbe evitare l’esasperazione, così non si lavora»
PIOMBINO. Va bene la sicurezza ma senza esasperazione, perché alla fine il turismo – che tanto si richiama a Piombino – è fatto anche di musica e intrattenimento. È quel che emerge dalle reazioni sulla polemica degli ultimi giorni.
Dopo il dibattito sulla movida, per la difficile convivenza tra locali e residenti del centro storico, arriva adesso (ma la questione è partita mesi fa) la polemica sui mancati permessi per eventi musicali all’interno dei locali che non presentino i requisiti previsti dal decreto ministeriale del 19 agosto 1996 sull’approvazione della “regola tecnica di prevenzione incendi”. Il problema è nato dal “caso Brulotto”, che si è visto negare l’agibilità dalla commissione tecnica; ma la faccenda riguarda tutte quelle attività di somministrazione di alimenti e bevande che richiedono permessi settimanali o più frequenti, tanto da essere assimilati a veri e propri esercizi di intrattenimento e di pubblico spettacolo. Tra il malcontento del gestore del Brulotto, Franco Bellatalla, e le spiegazioni tecniche del comando di polizia municipale (sostenute dall’assessore Capuano), c’è un ambito di opinioni a cui vale la pena dar voce, a partire da coloro che vengono toccati da vicino dalla questione.
«La mia opinione credo sia comune a tutti i musicisti – afferma la cantante e insegnante Alice Bertoncini – Inutile voler promuovere il turismo se poi si tagliano le gambe all’intrattenimento. Bisognerebbe fare leggi che non assimilino locali dove entrano al massimo 50 persone a discoteche, non ha proprio senso. Si dovrebbe valutare caso per caso. Purtroppo a Piombino, così come in tutta Italia, non esiste l’elasticità che possa permettere a tutti di lavorare. Polemica questa che va avanti da mesi, anzi da anni. Che turismo vogliamo se i locali non possono offrire intrattenimento? Per noi vuol dire non lavorare». Più morbida, ma propositiva e decisa la posizione di Irene Mezzacapo: «Da musicista sono contrariata, ma di fronte alle leggi sulla sicurezza credo ci sia poco da fare, anche se dubito sia il dj con le persone che lo seguono a creare un problema a livello di aumento di rischio – sostiene l’insegnante e cantante – Ma credo sarebbe bello ci fossero posti diversi dove potersi esibire, spaziosi, attrezzati e dove si possa suonare con audio e volumi decenti, e fare dignitosamente ciascuno il proprio lavoro; ma la mia è un’utopia».
Disappunto da parte dei locali, sui quali ricade la normativa: «Penso che il confine tra esercizio di somministrazione di alimenti e bevande e esercizio di pubblico spettacolo sia molto sottile e che le varie normative a cui si può accedere lascino una serie di dubbi – afferma Deborah Camelli, titolare della Locanda dei Pazzi in località Mortelliccio – Abbiamo dovuto interrompere una serie di progetti iniziati da tempo, che avevano un discreto successo e ci consentivano di lavorare in inverno. A settembre abbiamo appreso dalla polizia municipale questa nuova diposizione e abbiamo iniziato a organizzarci contattando uno studio tecnico che ci sta seguendo per apportare le modifiche necessarie in modo da avere la licenza di esercizio di pubblico spettacolo; a giorni la presenteremo e siamo fiduciosi sull’esito. «Nel frattempo facciamo serate sporadiche che ci vengono autorizzate all’esterno del locale, dove abbiamo attrezzato un giardino d'inverno riscaldato che ci consente con costi elevati di continuare a mantenere un minimo di attenzione sul nostro locale – prosegue Camelli – Penso che se tutto questo viene fatto a maggiore ed esclusiva tutela degli avventori sia giusto, mi interrogo però sul motivo per cui, nei comuni limitrofi, questo non avviene e provoca purtroppo una migrazione di artisti e di clienti fuori da Piombino. Di certo non si fa turismo con la musica, ma aiuta, lavorano i locali, lavorano gli artisti, i fornitori e la piccola economia gira. La situazione poteva essere gestita informando i gestori in tempo e dando un periodo per adeguarsi, permettendo di continuare l’attività».
Pragmatica e ironica Gianna Manneschi, Gattarossa di Calamoresca e, in prossima apertura, Gattarossa Art Gallery Cafè in piazza Verdi: «Sono leggi sulla sicurezza e dobbiamo regolarci di conseguenza – dice – Mi sta bene, perché è un tema importante. Come sempre mi pare siamo di fronte a una normativa esasperata: non parlo per me che, tra Calamoresca, dove non ho questi problemi, e il locale che aprirà tra poco in piazza Verdi, dove stiamo lavorando per essere in regola, ma per quei locali, magari nel centro storico spesso impossibilitati ad adeguarsi alla legge. I requisiti sono tanti – continua – cito solo qualche elemento dalla mia esperienza col Gattarossa Art Gallery Kafè: abbiamo i rilevatori antincendio, le tende ignifughe e tutto il legno interno pesato. Ripeto, è giusto pensare alla sicurezza, ma sono norme esasperate soprattutto nell’ambito di una cittadina come Piombino dove le persone che escono sono sempre le stesse; quando mai vediamo in un locale 100 persone? E comunque il problema della musica a Piombino non è la sicurezza, ma coloro che non vogliono la musica. L’idea è di farci dormire tutti: la sera televisione, letto e la domenica mattina a messa».
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