Gioco
La 3 Emme promette l’anticipo di metà del Tfr
Ieri l’incontro in prefettura, il prossimo vertice fissato per il 2 marzo Intanto i sindacati chiedono che la cassa integrazione venga prorogata
PIOMBINO. Qualche promessa e la decisione di rivedersi presto per verificarne il rispetto. Il due marzo i rappresentanti di Fim, Fiom, Uilm e Slai Cobas saranno di nuovo in prefettura insieme ai dirigenti della 3 Emme.
Si è concluso così l’incontro di ieri con il capo di gabinetto, Massimo Di Donato. Presenti quattro lavoratori. Uno per ogni sigla.
Rispetto alla riunione precedente del settembre scorso sono stati rilevati dei piccoli passi avanti. Perchè è stato mantenuto, ma solo in parte, l’impegno ad erogare 900 euro. Un anticipo sul Tfr con il quale sopperire alla cassa integrazione non ancora liquidata.
Neanche troppo sullo sfondo restano interrogativi seri su quanto devono ancora ricevere i lavoratori e sul loro futuro. Dai bilanci familiari dei 65 dipendenti 3 Emme mancano ancora quattro ratei di tredicesima e, a chi ancora ne ha, i corrispettivi di ferie e permessi retribuiti. Poi, c’è il nodo del Tfr.
L’azienda continua a sostenere la tesi della mancanza di liquidità. Crediti che non riesce a recuperare a causa dei debiti contratti con gli istituti previdenziali. Debiti che, secondo alcune fonti, sarebbero stati parzialmente saldati.
«Le difficoltà aziendali si possono anche comprendere ma abbiamo sottolineato che non possono essere paragonate a quelle dei dipendenti», spiega Vincenzo Renda (Uilm provinciale) all’uscita dalla prefettura. Ai sindacati, la 3 Emme ha assicurato che il via libera alla riscossione dei crediti si tradurrà nel pagamento immediato dei dipendenti.
«La direzione ha promesso che erogherà fin da subito il 50% del Tfr come anticipo e sanerà le pendenze», prosegue il sindacalista. Per il quale, l’arrivo della cassa integrazione straordinaria, sollecitato più volte al ministero, sarebbe imminente.
I sindacati hanno invitato i vertici 3 Emme a chiedere il prolungamento di un anno della Cigs quando, ad agosto, sarà scaduta. La procedura potrebbe aprire la strada della mobilità volontaria per quei dipendenti, forse una decina, che potrebbero raggiungere la pensione.
Giancarlo Chiarei (portavoce Slai Cobas) parla di un incontro poco più che interlocutorio: «Faremo altri passaggi con il nostro avvocato. Vogliamo capire se possono esserci percorsi da imboccare con cui mettere anche la committente Lucchini di fronte alle sue responsabilità nei confronti di persone che per la Lucchini hanno lavorato. Nel frattempo abbiamo chiesto un incontro al sindaco col quale avevamo già parlato qualche giorno fa», chiude Chiarei. Che a Livorno è andato con una decina di operai.
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