Attenzione
E Barbetti non ci sta: «Restiamo autonomi»
Da Capoliveri un invito a Piombino e Cecina: «Lavorino per potenziare le loro strutture»
CAPOLIVERI. Ma Ruggero Barbetti, sindaco di Capoliveri, la vede in modo ben diverso dalla Cgil. Dice che l’Elba vuole tornare all'autonomia, quasi che riuscisse a essere autosufficiente, come un principato. E invece i numeri sono lontani da quelli previsti dal piano regionale.
«Il "no" sulla rete ospedaliera fra Portoferraio, Piombino e Cecina, espresso martedì nella conferenza dei sindaci è la conferma che c'è la volontà di tornare alle origini e riportare autonomia organizzativa e decisionale nel sistema sanitario elbano. Due gli obiettivi nelle nuove intenzioni dei sindaci dell'Elba: l'ospedale dovrà diventare ospedale di base, e non mero ospedale di prossimità come classificato dal piano socio sanitario regionale. Contro questa classificazione Portoferraio ha fatto ricorso al Tar mentre Capoliveri ha scelto la strada del ricorso al Presidente della Repubblica: impedire accorpamenti con le strutture socio sanitarie della costa che di fatto vanno nella direzione di depotenziare il presidio elbano e che renderebbero più deboli anche gli altri due. Non comprendiamo questa logica del ridimensionamento».
Barbetti spiega che l’Elba è la terza isola d'Italia, con una popolazione stabile di oltre 35.000 abitanti, un'economia basata sul turismo che nella stagione turistica porta oltre 5.000.000 di presenze sul territorio. «Il presidio sanitario elbano deve essere messo in grado di garantire efficienza ed efficacia per 365 giorni all'anno, tanto ai cittadini residenti, quanto ai visitatori che arrivano anche da destinazioni internazionali. Basta con i tagli insensati ed ingiustificati e basta cedere di fronte a proposte, come quella della rete ospedaliera fra Portoferraio, Piombino e Cecina. Lo smantellamento è iniziato negli anni '90 quando l'Elba, a causa dell'accorpamento con Piombino, ha perso la sua Usl che gestiva un servizio che funzionava molto bene. E le conseguenze le abbiamo pagate tutti. Non possiamo anche questa volta assecondare progetti, come quello proposto dai sindaci della costa, che nulla danno, ma anzi tolgono al territorio. Non vogliamo un ospedale fantasma, un ospedale che è presente come struttura, ma che è inesistente quanto a servizi e a capacità d'intervento. Ne siamo convinti e non comprendiamo perché anche Cecina e Piombino non pretendano altrettanto e soprattutto perché i rappresentanti di questi territori non provino a dare nuovo slancio ai propri presidi sanitari, oggi in difficoltà».
Barbetti è chiaro: «Ora è il momento di invertire la rotta e puntare invece a potenziare il nostro ospedale. A Piombino e Cecina chiediamo perchè anche loro non lavorano in questa direzione e non combattono per strutture ospedaliere di eccellenza. Lavorano per un compromesso al ribasso invece di combattere per le peculiarità del loro territorio. Forse perché sono politicamente contigui al governo regionale e non hanno l'autonomia o soprattutto il coraggio di disturbare il manovratore?»
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