Il Tirreno

«Se la Regione vuole il Parco lo rifinanzi»

Un'immagine del Parco minerario
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Un'immagine del Parco minerario

Il presidente Pieri della società Parco Minerario: sulla società troppe inesattezze, l’ingresso dei privati è un’opportunità

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RIO MARINA. «Troppe inesattezze intorno al Parco minerario. Ad esempio su Repubblica è uscito un articolo su di noi, ma non c'è un rigo giusto. Poi spunta la Regione che vuol compare la società Parco, ben venga, ma dopo aver sostituito la Provincia cosa intende fare? Rifinanzia la società o pensa di mantenerla con i soli 15.000 euro di capitale, senza che la stessa possa fare assunzioni, promuoversi sul territorio e fuori?».
Si fa sentire di nuovo Luigi Pieri, presidente del Parco minerario, la stessa società che - a meno di ripensamenti dell’ultimo minuto - andrà all’asta questa mattina. Secondo il presidente del Parco l’apporto di capitali privati per ridare slancio alla società è un passo obbligato.

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«Nel 2014 non ho potuto assumere un addetto al museo per fare aperture serali, impiegato che avremmo pagato con gli incassi, ma nelle società pubbliche la spesa del personale è vincolata». Quindi ribadisce come sia necessario affidare la gestione dell'ente a privati. «Si fa confusione, credo volutamente, fra la società che è una società di gestione di attività commerciali e l’area mineraria. La società non è proprietaria di alcunché e quindi l’eventuale privatizzazione, non sottintende privatizzazione delle aree o interventi speculativi. Oltre il 90% delle aree demaniali è dentro il Parco nazionale,  quindi dov’è il problema?».

ntanto si è fatta sentire anche l’Università di Firenze che si è detta disponibile anche ad un eventuale acquisto di quote di partecipazione o a una partnership di tipo scientifico. La stessa Università con il professor Casagli ha fatto presente coem ci fosse una convenzione già avviata tra più enti per agevolare soluzioni pubbliche per il Parco minerario.

«È vero, – prosegue Pieri – ma la convenzione che mi è stata sottoposta alla firma era diversa da quella che  avevo trattato con Provincia e Università. Io l’ho fatto presente ai nostri soci segnalando alcune incongruenze, ma poi dai soci non ho avuto alcuna risposta. Rivelo - conclude l'ex direttore di banca – varie posizioni contrarie alla privatizzazione. Ho rispetto per tutte le opinioni espresse in buona fede, peraltro ho dimostrato negli ultimi tre anni che con una gestione accorta la società è in grado di produrre utili, modesti, certamente, ma elevati rispetto al capitale investito. Ma nel pubblico non c’è spazio per nuovi investimenti, che sono indispensabili per la società e per il territorio».
 

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