Italia
Cevital-sindacati, riparte il confronto
Oggi la società algerina presenta a Fim, Fiom e Uilm il piano industriale, in settimana Rebrab al Mise per discutere di energia
PIOMBINO. Riprende oggi il confronto sindacale tra la Cevital e i sindacati: dopo la conferma degli impegni assunti al momento della firma di Palazzo Chigi, oggi Fim, Fiom e Uilm attendono di avere dal presidente Issad Rebrab il piano industriale, nero su bianco.
Un passaggio indispensabile per capire tempi e modi con cui il gruppo algerino intende affrontare i problemi relativi alla realizzazione della nuova acciaieria, alla bonifica di quella vecchia e alla realizzazione dell’impianto agroindustriale.
Problemi che per la loro complessità dovranno essere collegati a un cronoprogramma che configuri anche l’impegno di manodopera necessario.
Ma quello di oggi sarà solo il primo di una serie di incontri pensando che l’esame del piano industriale difficilmente si potrà esaurire in una riunione.
Probabile quindi che sia subito convocato un altro incontro, di livello tecnico-giuslavorista sul futuro degli accordi aziendali, completamente da riscrivere dopo che Cevital ha annunciato l’azzeramento delle precedenti intese.
Rebrab ha confermato la volontà di trattare senza pregiudizi, ma ha pure avvertito che gli investimenti necessari imporranno dei sacrifici sul piano dei diritti acquisiti.
Se dunque sarà dura mantenere molti degli accordi, alcuni ultratrentennali, è chiaro che i sindacati hanno individuato alcuni elementi irrinunciabili dal loro punto di vista, come quello del mantenimento degli scatti d’anzianità.
In questa settimana Cevital è attesa da un altro appuntamento, al ministero dello Sviluppo economico, per discutere della questione dell’energia col viceministro Claudio De Vincenti.
Rebrab ha accettato il no del sindaco Massimo Giuliani all’ipotesi di una centrale a carbone, ma certo non è disposto a pagare l’energia il doppio di molti concorrenti. Con Enel l’approccio al momento non sembra aver sortito grandi effetti: Tor del Sale verrà dismessa entro l’anno, una sua riconversione sembra impossibile, e pure la realizzazione di un nuovo impianto interno alla nuova acciaieria pare ipotesi remota.
I contatti proseguono ma certo serve una soluzione politica, sui cui De Vincenti sta lavorando, anche in considerazione delle richieste di Magona Arcelor Mittal: la chiave pare legata a un cambio dell’indicatore principale per il costo dell’energia, passando da quello del fatturato a quello del valore aggiunto. Parametro che pure l’Europa ha indicato come quello più equo, ma che senza dubbi troverà l’opposizione degli elettrrosiderurgici del nord capitanati da Antonio Gozzi.(cloz)
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