Il Tirreno

I 22 dipendenti Unicalce chiedono aiuto

di Annalisa Mastellone

Il peggio dopo la chiusura dell’altoforno, tutti in cassa integrazione. Le Rsu ora chiamano in causa le istituzioni

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CAMPIGLIA. «Non lasciateci soli. La nostra azienda deve andare avanti, ma può farlo solo con l’aiuto delle istituzioni».

È l’accorato appello dei dipendenti dello stabilimento campigliese della Unicalce spa, che da anni sta facendo i conti con la crisi, indissolubilmente legata alle sorti dell’attività siderurgica piombinese.

In gioco c’è il futuro di ventidue dipendenti e delle loro famiglie.

Senza contare, poi, tutte le altre persone che lavorano nell’indotto, tra fornitori, trasportatori e autisti.

L’azienda produce calce e premiscelati, e da più di un anno ha messo in cassa integrazione i suoi lavoratori.

Dopo le iniziali difficoltà dovute alla recessione che ha travolto tutto il territorio, il peggio è arrivato con la chiusura dell’altoforno, da cui dipende la quasi totalità della produzione della Unicalce.

E ora, con l’acquisto da parte dell’algerino Rebrab delle acciaierie di Piombino, le speranze dei dipendenti sono tutte concentrate sugli investimenti promessi dalla Cevital e sui nuovi scenari che si apriranno per la ripresa dell’attività siderurgica e lo sviluppo dell’intero comprensorio.

Ed è per questo che le Rsu di stabilimento chiedono l’intervento di tutte le istituzioni coinvolte nella “partita” dell’accordo di programma, affinché faccia da motore al rilancio dell’azienda e ne salvaguardi così l’occupazione.

«E’ già qualche anno che siamo in crisi, ma il crollo c’è stato negli ultimi due anni, da quando l’altoforno è stato spento – spiegano le rappresentanze sindacali dell’impianto campigliese – E producendo calce per l’altoforno, la Lucchini rappresenta il nostro principale cliente».

« Realizziamo inoltre – proseguono i sindacati – prodotti destinati all’edilizia, ma, essendo un comparto sempre più in stallo, con la vendita dei premiscelati non riusciamo a sopperire. I nostri 22 dipendenti hanno avuto, prima, la cassa integrazione ordinaria, e la settimana scorsa è stato firmato l’accordo per la cassa integrazione straordinaria per i prossimi dodici mesi».

Un dramma per i lavoratori, che non possono più vivere di speranze ma che, soprattutto in questo momento e in vista della “rinascita” piombinese, hanno bisogno di certezze per guardare al futuro.

Ed è proprio nelle scelte strategiche per far rivivere la Lucchini che vogliono far sentire la loro voce, nel tentativo di risollevare le sorti dell’Unicalce e scongiurare licenziamenti e chiusura.

Ma da soli non possono farcela.

«Ora più che mai – aggiungono le Rsu – vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni della nostra azienda, ma soprattutto riuscire ad avere l’attenzione delle istituzioni coinvolte nelle trattative piombinesi».

« Ci appelliamo alle amministrazioni comunali, ai sindacati, ai partiti politici: aiutateci a prendere contatti con la Cevital per discutere del nostro futuro. E aiutateci a rientrare nell’accordo di programma. E’ soltanto con il vostro sostegno che possiamo far sentire la nostra voce».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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