Sicurezza
Fials boccia la riforma sanitaria di Rossi
Per il segretario Massimo Ferrucci i risparmi non ci saranno e invece saranno tagliati i servizi
LIVORNO. L’ «Aslona» che da Aulla arriva a Pomonte non piace a Fials. Che boccia in pieno la riorganizzazione programmata dal governatore Rossi: tre Asl e altrettante aziende ospedaliere.
Fials parla di una posizione di stampo elettorale che non porterà ad alcun risparmio ed avrà come conseguenza la riduzione delle risorse e dei servizi. Il segretario provinciale, Massimo Ferrucci, anticipa battaglia contro un riordino che non cancella gli enti inutili (Società della Salute) e aumenta le spese per il nuovo Estar (fusione dei tre Estav). Agli altri sindacati chiede coerenza. «Non avallate la proposta Rossi e ritirate le firme dagli accordi regionali e locali evitando di raccontare storie impossibili e incoerenti», afferma.
Ferrucci contesta in particolare le dichiarazioni di Paolo Camelli (Uilfp) che punta alla nascita di un ambito territoriale unico tra gli ospedali di Piombino, Portoferraio e Cecina come possibile strada da percorrere.
L’unica via d’uscita rappresentata da Fials, semmai, è quella di realizzare un sistema compatto, che includa Livorno, in relazione organica con il resto della rete ospedaliera provinciale. «Al contrario - aggiunge Ferrucci - ognuno sta correndo per conto proprio».
«Per anni - prosegue - ci siamo battuti contro il disegno cinico della Regione orientato a ridurre ai minimi termini la sanità della provincia di Livorno. Intanto Cgil, Cisl e Uil sottoscrivevano accordi per una riorganizzazione che ha appaltato servizi, sottratto risorse e personale. E infatti, abbiamo il numero più basso di posti letto di tutta l'area vasta. Occorre varare il piano attuativo locale assente da ben 12 anni per produrre una programmazione sull'intera azienda. La programmazione deve assegnare ad ogni presidio ospedaliero proprie vocazioni in un sistema di collegamento a rete tra gli ospedali aumentando il numero dei posti letto e potenziando i servizi di assistenza territoriale. Devono essere valorizzate le potenzialità dei presidi ospedalieri di Piombino e Cecina, dove si registrano difficoltà per la carenza di personale, e presa in considerazione la specificità elbana. Per fare tutto questo - chiude - è indispensabile abbandonare il modello per intensità di cura».
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