Il Tirreno

Cevital, il nodo degli accordi aziendali

Rebrab intende ridiscuterli da capo e alla vigilia del confronto ribadisce la riassunzione di 1860 lavoratori sui 2200 ex Lucchini

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PIOMBINO. Si apre domani il confronto tra sindacati e Cevital, prevedibilmente solo il primo di una serie.

Il documento ufficiale inviato nei giorni scorsi da Cevital alle parti sociali, previsto dalla procedura e firmato anche dal commissario Piero Nardi, ha di fatto aperto la contrattazione con due problemi sul tappeto, il primo già conosciuto (i 300 lavoratori che mancano all’appello tra quelli che erano i dipendenti Lucchini e quelli che verranno riassunti), il secondo forse in qualche modo prevedibile, ma ricco di pesanti ricadute, e cioè la sussistenza degli accordi aziendali.

Cevital ammorbidisce l’annuncio dicendosi già nel documento disposta a trattare, ma è ovvio che non sarà un confronto facile, i cui contenuti probabilmente si sveleranno in più puntate, per gli elementi di incertezza rilevati dagli stessi sindacati.

Perché parlando di accordi aziendali bisogna andare molto in là nel tempo, fino agli anni Settanta: accordi quindi partiti dai tempi delle partecipazioni statali e che i lavoratori si sono portati dietro sia nel passaggio alla Lucchini che successivamente alla Severstal.

Ma in quei casi non si trattava di aziende tecnicamente fallite. Stavolta l’acquisto della ex Lucchini arrivato all’ultimo tuffo ha le sembianze di un salvataggio dalla chiusura vera e propria, elemento che il presidente di Cevital, Issad Rebrab, vuole sfruttare fino in fondo.

Allora, almeno all’avvio della trattativa, Cevital ribadisce che i riassunti saranno 1860 contro i 2200 della ex Lucchini, peraltro comunque seguendo il contrato nazionale dei metalmeccanici, salvaguardando qualifiche e livelli. La società algerina annuncia contestualmente che sugli accordi aziendali si parte da capo, discutendo – almeno come i lavoratori li hanno sempre conosciuti – di istituti come anzianità, mensa, cassa mutua integrativa, trattamenti economici sugli straordinari e i notturni, premi di risultato, contributo aziendale al trasporto dei lavoratori, varie indennità.

Nel documento c’è anche la richiesta ai lavoratori della disponibilità a trasferirsi in altre attività del gruppo, che per qualcuno nel sindacato significa semplicemente la possibilità di passare in futuro sotto la divisione che si occuperà dell’agroindustriale, o in quella impegnata nella logistica portuale, come si trattasse di vasi comunicanti con l’attività siderurgica, ma certo di per sé non si tratta di un elemento rassicurante.

Del resto era facile immaginare che Cevital, in previsione tra l’altro di un periodo non breve fatto di soli investimenti, avrebbe puntato alla ricerca di tutti gli strumenti possibili per tagliare le spese.

Il sindacato dal canto suo si dice pronto a una trattativa complessa, in cui il gruppo algerino ha deciso di giocare d’anticipo. Fim, Fiom e Uilm sono ovviamente consapevoli che serviranno dei compromessi, Cevital ha il coltello dalla parte del manico ma sa anche che – in ossequio alla procedura – un’intesa col sindacato è indispensabile. Da domani dunque si comincerà a discutere per capire cosa le parti sono disposte a cedere per trovare un accordo, ma la trattativa prevedibilmente non sarà né breve né semplice.

In questo quadro, il sindacato chiederà di poter valutare il piano industriale, conosciuto per ora solo nei suoi tratti generali. Perché per parlare di occupazione, servirà anche capire come si svilupperanno i vari progetti di Cevital dal punto di vista dei tempi di realizzazione. (cloz)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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