Gioco
Ogni piombinese paga 641 euro di tasse
Con una media di 1.355 euro pro capite San Vincenzo supera tutti, ma anche perché qui pesano le seconde case
PIOMBINO. Dalle tasse stellari di San Vincenzo a quelle più umane di Campiglia. La Banca d’Italia presenta le due diverse facce della Val di Cornia, desumibili dalle entrate tributarie dei comuni del nostro territorio. I primi dati, da ritenere provvisori, sono consultabili sulla piattaforma Siope – il Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici – e riguardano i movimenti di cassa del 2014 delle amministrazioni municipali di tutta Italia.
Noi ci siamo concentrati su Campiglia, Piombino, San Vincenzo e Suvereto. Rapportando il numero di abitanti al totale del gettito tributario – privo di alcune voci come l’imposta di soggiorno e il fondo di solidarietà comunale, in quanto non richieste ai residenti – scopriamo infatti che San Vincenzo supera tutti con 1.355 euro pro capite, frutto di 687 euro medi di Imu, 319 di Tari e 195 di Tasi. Più del doppio di Piombino che ha chiesto in media 641 euro per residente, di Suvereto che ne ha riscossi 611 e molto di più di Campiglia che si ferma a 466 euro.
Pesano le seconde case. L’Imu anomala di San Vincenzo non deve stupire: l’imposta municipale unica la pagano i proprietari di seconde case e interessa anche i fondi commerciali. A San Vincenzo, di seconde abitazioni ce ne sono tante e sicuramente molte in rapporto alla popolazione (settemila persone). Circostanza che sballa il dato pro capite, ma consente senza dubbio all’amministrazione guidata da Alessandro Bandini di mettere a bilancio un bel gruzzoletto (quasi cinque milioni di euro, più del doppio di Campiglia). Basti pensare che i 687 euro pro capite di Imu sarebbero superiori al totale dei tributi medi per abitante incassati a Campiglia, Piombino e Suvereto.
Dati provvisori. I numeri pubblicati da Bankitalia sono da ritenere provvisori, ma a detta degli esperti sono già indicativi. Ma bisogna fare alcune precisazioni: fino al mese di agosto del 2014 nel campo “Tares” (nella quale figurano i pagamenti della vecchia imposta dei rifiuti relativi al 2013, ma effettuati nel 2014) sono stati inseriti anche i soldi incassati per la Tari, a causa della mancanza di un codice gestionale ad hoc. A confermarcelo direttamente i tecnici che lavorano al Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici.
Recupero dell’evasione fiscale. Nei dati pubblicati dalla Banca d’Italia – istituto a cui le singole tesorerie municipali devono periodicamente comunicare i flussi di cassa – figurano naturalmente anche i soldi recuperati dagli accertamenti per contrastare l’evasione fiscale. Quindi, oltre alla provvisorietà dei dati che diventeranno definitivi solo ad aprile o comunque dopo l’approvazione dei bilanci comunali e ora possono risultare carenti, c’è da considerare anche questo fatto non secondario: l’eventuale recupero del sommerso può gonfiare, e in alcuni casi anche in maniera importante, i singoli campi associati alle imposte. Ma questo non vuol dire che un comune abbia stangato i propri cittadini. I numeri di Bankitalia, inoltre, fanno riferimento ai soli flussi di cassa ed escludono tutti quegli importi previsti nei bilanci, ma non ancora corrisposti o rendicontati.
Stefano Taglione
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